a cura di Marina Vicario

UN AUTUNNO LONTANO

Rivedo mia madre china sotto il noce,
a raccoglier frutti per rivigorir l’inverno
che giungerà fin troppo lesto.
Intanto mi esorta a batter i rami
con la lunga canna, io bambina corro
e scrollo e colgo, si riempie il cesto.
Lungo il sentiero del ritorno, si va
da Maddalena a raccoglier melegrane
così ammalianti con quei chicchi rossi
brillanti e agrodolci al gusto.
Poi nei prati a cercar
gambe secche e agaricus
che sapori antichi,
quale piacere a ritrovar
nel piatto, tanto sapere, amore,
trionfo del sapore.
Intanto, intorno, osservo dipinti rari
di calde cromie, tra foglie al vento, giallo, arancio, rosso bruno e verde spento.
Ancora sento la voce sua ed il calore della mano che sicura mi guida, mi accompagna,
parlandomi, mostrandomi erbe
e funghi nuovi al ceppo
di quel pioppo morto.
Che dolce nostalgia mi prende,
a viaggiar ricordi in quel tempo,
povero di danari, ma ricco, colmo
di cose vere, di tangibil vita.
Al ritorno la stufa pronta
per un fuoco di sera
e là sull’aia, il granoturco steso
ad asciugar le ore sudate fra i campi.
Rivedo un quadro di profumata infanzia
fra caldarroste e minestra di ceci,
fra risa dei miei fratelli e lo sguardo
soddisfatto e stanco, di nostro padre
or ora giunto coi tartufi fra le mani,
tesoro appena colto nel profondo
di colline generose,
momenti indimenticabili,
come il profumo tondo delle rose.

16/10/2019 Mire Rossi
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