L’Araba Fenice – Domenicale Agostino Pietrasanta

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L'araba

Alessandria: Inutile piangere, lacrime di coccodrillo; inutile recriminare, rancori tardivi. Nei più disparati conflitti, nelle più diverse e sempre più numerose tragedie umanitarie, nei più incredibili disastri ambientali, la voce dell’Europa non esiste, solo perché non esiste l’Europa. A dispetto delle dichiarazioni, delle assicurazioni (a chi poi non si sa), tutti sanno e alcuni dichiarano che l’Europa non c’è; i giochi si fanno altrove. Poco importa (e dovrebbe importare molto) se fatti bene o male, poco interessa se Putin, Trump o altri li facciano bene o male e per loro presunti tornaconto; l’Europa non esiste. E tanto è ormai accertato.

Dietro tutto questo però ci sono svariate ragioni, perché la storia dei popoli ha un peso, tanto misconosciuto quanto grave di conseguenze. Proverò a elencare quattro argomentazioni, ben consapevole che ce ne sono anche altre e non poche.

Nonostante le avvertite fondazioni ideologiche, manifesto di Ventotene in prima istanza; nonostante i progetti di realizzazione e la ricerca degli strumenti istituzionali più opportuni posti in essere dai padri fondatori, l’occasione della “pax europea” fu conseguenza del ripudio della guerra, sulle soglie finali della seconda guerra mondiale. La distruzione fisica, economica e morale del continente, in ogni sua nazione provocò una reazione salutare e i responsabili della città dell’uomo (non parliamo di popoli) decisero che era meglio stare in pace che in guerra e per stare in pace era necessaria, l’unità. In altre parole si trattò di un’occasione in negativo, ovviamente in senso buono: evitare i mali peggiori e tutto ciò che nasce per solo evitare, finisce per rimuovere anche le più valorose intenzioni creative. Prima argomentazione.

Seconda questione. Ben note condizioni di politica internazionale nel periodo del secondo dopo/guerra impedirono di fatto ai progetti europei di realizzarsi in pieno nel contesto geopolitico. Dossetti e la sua corrente lo capirono e lo esplicitarono; De Gasperi e Togliatti con ogni probabilità lo capirono, ma non furono in grado di esplicitarlo. L’Europa dovette scegliere una parte e non poté  proporsi come terza istituzione mondiale in equilibrio tra imperialismo sovietico e quello statunitense. La conseguenza è stata, nel tempo e nei decenni successivi, inevitabile: chi sta da una parte ne è condizionato, tanto più che un tassello della parte faceva più facilmente comunella con la medesima che non con il suo naturale alleato europeo.

Terzo ragionamento anche più rilevante. Le istituzioni europee hanno fondato la loro potenza nella nazione. Crescita economica e strutture istituzionali sono stati frutto delle identità dei popoli. I valori dell’indipendenza e della democrazia liberale o delle regole di libertà sono state costruite in stretto rapporto con la crescita degli Stati/Nazione. Una struttura tanto radicata su fattori economici, culturali, sociali, istituzionali e politici, nonché religiosi non si supera solo sul ripudio del male, anche se si tratta di un male assoluto e non più di solo carattere militare (nelle guerre pagano ormai i civili in prima battuta). E così lo Stato nazionale l’ha avuta vinta, anche quando le ragioni sono diventate pretese o addirittura rivalse di potenza/prepotenza nazionalista (per quali vantaggi poi?!).

Quarta e forse più decisiva considerazione. Le culture fondanti nei percorsi degli Stati europei non si sono “contaminate”, anzi, bene spesso, si sono ignorate. De Gasperi, in un passaggio della relazione al congresso DC di Venezia (1949) affermò che i principi del 1789 francese e dunque i fondamenti dei valori liberal democratici di libertà, fraternità uguaglianza tenevano dello spirito evangelico. Bene, anzi male, nel corso dei due secoli successivi l’ispirazione evangelica e i percorsi della democrazia o delle democrazie nazionali si sono ignorati e combattuti, a prescindere dalla reciproca conoscenza e dal possibile confronto dialettico. E non parlo solo di lotte istituzionali (tanto per citare Stato/Chiesa), parlo di una separatezza culturale devastante. Ora, senza consapevolezze culturali si fallisce e si fallisce come progetto culturalmente fragile. E fragile sarebbe stato anche se si fosse esplicitato il nome di Dio sopra un pezzo di carta.

Così è, cerchiamo almeno di esserne consapevoli perché tutti possono dichiarare l’esistenza dell’Araba Fenice, ma dove (come, cosa, quando…) sia, nessun lo sa.