Quando si ha la fortunosa occasione di poter entrare nella Cappella Sistina, gli occhi non trovano posa, non hanno fermo, non riescono a focalizzare un punto fisso per poter ammirare con la dovuta calma e riflessione, tutto l’intorno è un immenso cercare di capire, di vedere, siamo dentro un immenso affresco di figure, santi, uomini , animali e sentiamo e godiamo al momento della forza emotiva e emozionale che ci raggiunge. E non possiamo dire all’uscita che abbiamo visto tutto, anzi spesso si sente dire che c’è volontà di volerci ritornare, per potere ammirare meglio e con più dovuta preparazione allo choc subito. E quello che rimane impresso sono le figura Michelangiolesche, e la cattura sul soffitto della “famosa creazione”, ci abbaglia e ci stupefà il giudizio Universale sulla parete dell’altare , ma difficilmente si prende atto delle bellissime e non meno importanti rappresentazioni che sono quasi alla base delle pareti della cappella. Sono affreschi voluti sempre da Papa Sisto IV col preciso tema delle Storie di Gesù, cui collaborarono i migliori artisti del tempo, tipo Botticelli, Signorelli e Pietro Vannucci, ovvero il Perugino.
Oggi voglio parlarvi proprio dell’affresco attibuito al Perugino, del quale comunque pare si avvalse dell’aiuto anche del Signorelli e Bartolomeo della Gatta e Pinturicchio, la Consegna delle Chiavi.
E’ un enorme affresco cui spiccano i personaggi principali, Gesù che dona la chiave d’oro della Chiesa (simbolo del potere spirituale) e quella bronzea (il potere temporale) a un San Pietro prostrato e in ginocchio, al centro dell’opera con allineati, da ambedue le parti i dodici apostoli più altri contemporanei, di cui si attribuiscono i volti al Perugino medesimo (sulla destra, vestito di nero e con i capelli crespi che guarda verso lo spettatore, quello con la squadra in mano Giovanni Dolci, lo scultore e architetto Andrea Bregno e quello con il compasso Baccio Pontelli.
Il tutto in un ampio spazio scenografico, su una pavimentazione a riquadri prospettici che raggiungono l’edificio centrale e punto di fuga della prospettiva, un edificio che ricorda il Tempio di Gerusalemme alludendo così alla nuova Chiesa fondata dal Cristo. Paralleramente a destra e sinistra due archi di trionfo rinascimentali rimandando al noto Arco di Costantino, dove su uno di essi c’è una citazione latina, che elogia Papa Sisto IV per avere edificato la Cappella emulando e superando Salomone costruttore del tempio di Gerusalemme. In frammezzo si notano due distinte scene, la prima rappresenta l’episodio della moneta del censo mentre la seconda, sulla destra, la tentata lapidazione di Nostro Signore. Tutto sotto un cielo azzurro, dove all’infinito sbianca totalmente come è caratteristica del Maestro rappresentarlo.
E’ un episodio solenne, l’investitura di Pietro da parte del Signore , in un contesto pittorico altrettanto solenne , magnifico e se vogliamo anche audace, dando una personale forma architettonica e soprattutto prospettica, unica e originale proprio del Perugino. Gli Apostoli sono estatici a questo evento e anche Giuda, ancora con l’aureola in testa, di spalle, con una tunica azzurra, che mette mano alla borsa. 
In questa opera c’è un’assoluta ricercatezza per una composita armonia del tutto, scavalcando vertici di perfezione insoliti agli schemi umbri del Quattrocento, soltanto Raffaello ispirandosene nello “Sposalizio” oltrepasserà questi limiti!
Se avrete occasione di ritornare, o andare per la prima volta a visitare la Sistina, soffermatevi, se potete un attimo in più per visionare questi affreschi alle basi delle pareti.

Roberto Busembai (errebi)

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