Era il 1978, anni in cui avvenivano cambiamenti sociali e politici, dove tutto era in ebollizione e dove tutto era in congestione, quando il grande regista Olmi portò a Cannes questo spettacolare film che era al di fuori dell’industrializzazione, delle battaglie sociali e operaie, un film pulito nella sua interiorità che parlava di realtà contadine, una realtà che ci apparteneva e che abbiamo fatto di tutto per eliminarla e dimenticarla quasi ce ne vergognassimo.
Il film narra di una famiglia contadina della Basa Bergamasca, nel periodo circa di fine ottocento, quando ancora i valori sia sociali, sia familiari erano basati sul reciproco aiuto, conoscenza e rispetto, umiltà e sacrificio, obbedienza e pura libertà interiore. Una comunità in cui esiste un profondo legame spirituale e culturale tale da fargli vivere insieme momenti belli e cose tragiche. Parteciperanno tutti e in tutto al matrimonio della bella Maddalena e tutti accetteranno poi il bambino adottato che gli sposi porteranno da Milano, saranno tutti che uccideranno il maiale facendo le dovute partizioni, saranno tutti che nella tratta da versare al padrone della fattoria, cercheranno di barare per accaparrarsi quei pochi chili di farina in più, ma soprattutto saranno tutti che ascolteranno e impareranno dai racconti e dalle esperienze dei vecchi.
E saranno allora tutti che piangeranno e osserveranno impotenti la partenza della famiglia del piccolo Menek, l’unico che frequentava la scuola, il cui buon padre per riparare uno zoccolo rotto del figlio, che gli serve per andare a piedi a scuola, lavora tutta la notte con un ramo di un albero tagliato abusivamente, e scoperto dal padrone verranno perciò allontanati dalla fattoria.
La caratteristica principale sono gli attori, che sono veri e propri figuranti non professionisti, contadini che parlano la loro lingua e si esprimono con il loro pulito dialetto e la gestualità che gli è familiare, tanto che l’originale del film ha avuto bisogno dei sottotitoli in italiano. E’ un fim eroico, che parla delle persone e arriva al cuore, un film che era una meteora in una società di allora, dove già si imparava a correre, dove già si sentiva il fiato pesante dello stress e dove i valori principali di famiglia, rispetto e uguaglianza diventavano spazzatura.
Una meteora che comunque non passò inosservata, almeno all’estero, Cannes gli affidò la palma d’Oro.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web : Locandina del film