Credere nell’amore, di Marcello Comitini

Credere nell’amore

Io credo in ciò che tocco e vedo
con il cervello e con le mani.
Vedo una muraglia che mi sta d’innanzi
contro cui si scaglia
la forza indomabile del dubbio.
Una scogliera fessurata dalle cui crepe pendono
ciuffi d’erba morta
che si agita nel vento.
Alberi dalle radici immerse nella pietra
costretti a non fruttificare.
danzatori che l’attimo ha bloccato
nel flettere dei corpi come archi tesi al salto
per carpire con le mani al cielo
la leggerezza delle stelle.

Illuminata appena dalla luce fievole di barche
che le scorrono ai suoi piedi
cariche di sogni.
Traggono con gesti misurati
nell’insensato strascico
di non lasciare nulla al caso
le reti colme un po’ d’azzurro-mare,
un po’ di sabbia e alghe
e un po’ del calore della terra
misto a foglie morte.

In alto accanto agli alberi
ridono come dee innalzate sugli altari
le donne dalle guance gonfie
che agli incroci hanno implorato la pietà
di non essere lapidate con sguardi e desideri
come gocce di sperma rapprese sulla pelle.

E gli uomini. Ah, gli uomini!
Guardano verso l’orizzonte
con le braccia al cielo
e un’andatura necessariamente dura
fingono di non sapere che le donne
hanno le guance gonfie
di speranze e d’illusioni,
di dolori trapassati dagli aghi della vita.
Dicono che quelle gocce rapprese sulla pelle
non sono cadute dai loro rami.
Ma dicono a ogni donna
io sono la vita della tua vita
posseggo la tua anima e il tuo corpo.

Io dico che alle donne è toccato liberarsi
strappandosi dal cuore i penosi abbandoni,
dimenticare l’amore quando ancora
vorrebbero essere amate.

Intorno c’è la forza silenziosa del mare
con la sua impassibile calma
o l’ira con cui percuote la muraglia
che mi sta d’innanzi e l’erba
oscilla come fosse viva.
Non esiste amore?

Con le mani nella sabbia
e gli occhi agli alberi eterni.

È questo tutto ciò che tocco e vedo

con il cervello e con le mani.