Momenti di poesia. Cantico della natura, di Giuseppe Pippo Guaragna

Cantico della natura

Cantico della natura (come in altri tempi)

Noi l’aspettiamo, ecco da Oriente viene,
è sospinta dal vento di Levante,
profumata di mirto e caprifoglio,
collo di cigno e gambe di gazzella,
Flora la bella e i suoi mille colori.
Di Primavera dea dei mille fiori,
inverno spinge via, gemmar fa i rami,
i prati rende verdi, e l’aria scalda,
cambian le vesti, sono più leggere,
sognan le giovinette nuovi amori.

Viene da Mezzogiorno afoso e caldo,
Ostro la spinge, come lieve brezza,
cinta di rose e gelsomino in fiore,
coi seni colmi e dell’Estate dea,
Kora, l’amata figlia di Demetra.
Ringrazia Flora e porta dolci frutti,
fragole e pesche e albicocche e more,
falcia le messi e dona all’uomo il grano,
il sole brilla, volano i gabbiani,
vanno le spose a mettere l’anello.

Ecco maestoso incede da Occidente,
Ponente l’accompagna, umido e forte,
emana odor di muschio e di lichene,
di foglie rosse che cadono morte,
Mabon possente dell’Autunno dio.
E’ tempo di raccogliere la legna,
miele di tiglio e funghi e le castagne,
si spilla dalle botti il vino nuovo,
s’arano i campi, si raccoglie l’orto,
nascono i bimbi della primavera.

Altera e fredda vien da Mezzanotte,
la porta l’impetuosa Tramontana,
s’accompagna a burrasche e fortunali,
imbianca monti e valli e le campagne,
Morana, dell’Inverno gelida dea.
Sta la famiglia intorno al focolare,
le donne sono assorte nel cucito,
a tavola conserve e vino rosso,
nel cuore una tacita preghiera,
fa che ritorni presto Primavera.

31.10.2015