Il risveglio di Ernesto – V

La sera prima il cliente della quattro sostava appoggiato alla porta del rifugio con la maglietta in mano e lui gliel’aveva strappata con un certo sgarbo rimettendola al suo posto “questa non è in vendita, ti porto quella nel cellophane se mi dici la misura, però è verde” e l’interesse dell’altro era subito scemato “magari prima che riparto domani, voglio raggiungere il rifugio Sulla con un amico di un amico, mi ha convinto a fare la ferrata” Mauro l’aveva guardato di sbieco e gli aveva risposto che era troppo difficile per uno che viveva sul mare.

Avrebbe scommesso un biglietto in curva per l’Udinese, tanto era certo che l’avesse rubata lui. Se l’avesse avuto tra le mani gliel’avrebbe fatto capire bene come i montanari si comportavano con i ladri, poi si ricordò della palla di fogli e vedendo sopraggiungere già qualche turista in cerca di un tavolo per rifocillarsi, delegò a Simona mentre prendeva in mano il walkie talkie.

Il maresciallo della caserma dei Carabinieri di Lavazè aveva ascoltato con attenzione quello che Cotton gli aveva riferito e non vedeva ragioni di reale pericolo per quel musone di Alpino. Era più abile lui di qualsiasi montanaro della zona e anche se non l’aveva mai ammesso, era capace di scampare a un lupo senza riportare neppure un graffio, figuriamoci a un ipotetico killer in cerca di progetti. Chiuse la radiotrasmittente e compilò un verbale con poche righe. Chiese al giovane sottoposto di domandare in paese se avevano visto un tizio strano e quando l’appuntato gli chiese “strano quanto?” lui borbottò “Strano come un inventore della macchina del tempo” che non aiutò molto nella ricerca. Per gli abitanti del luogo tutti i forestieri erano strambi, in primis perché indossavano le infradito come se fossero in spiaggia e poi si agitavano convinti di essere stati morsi da una vipera.

Allevi rientrò dopo un pomeriggio al Bar Sport tra un grappino e una Coca Cola senza aver capito bene cosa dovesse riferire ma abbastanza confuso per via del miscuglio nello stomaco «Signor maresciallo, hanno tutti segnalato un forestiero strano e sospetto. Ha i capelli lunghi mori, legati in un ciuffo fin dentro le tasche dei jeans, con lo smalto alle unghie, alto e squadrato che cerca una malga da affittare. Nessuno è più strano di lui secondo questi montanari» e si rimise alla scrivania un po’ ciondolante.

In paese erano tutti così concentrati a osservare quelli strani che nessuno aveva notato il giovane progettista alto e allampanato, con abbigliamento tecnico grigio, lo zaino nero della North Face in spalla grande quanto un portatile e un cappello kaki da esploratore in testa. Era un perfetto scalatore anche se arrivava dal mare e cercava solo un posto in cui nascondersi.

Marzio Pani era giunto a Lavazé del Piano dopo aver analizzato una ricerca sui neutrini eseguita dal CERN e aver individuato una sequenza che cambiava il paradigma sulle energie rinnovabili della terra. Avrebbe dovuto restare un incontro segreto perché sul suo progetto aveva mantenuto il totale riserbo. Aveva informato solo il suo collega che conosceva ogni progresso.
Il mattino del viaggio in Svizzera aprendo la posta, aveva trovato l’ennesima lettera minatoria. Quando era arrivata la prima ne aveva riso pensando fosse lo scherzo dell’amico ma un mese dopo ne era arrivata un’altra con precisi riferimenti ai suoi studi e scritta in tono minaccioso. Da allora continuavano ad arrivare tanto che si era rivolto alla polizia, la quale l’aveva preso per uno scherzo di cattivo gusto di un collega invidioso.
Quello stesso pomeriggio prima di rientrare a casa era passato al laboratorio universitario per aggiornare il suo collega, descrivendo in toni entusiastici tutti i rilievi e le comparazioni fatte confrontando i suoi risultati tecnici con quelli dell’analista.

Si erano accordati per vedersi a cena con amici la sera dopo ma una volta a casa aveva trovato il portone d’ingresso imbrattato da un messaggio scritto con una bomboletta rossa che rendeva chiara l’idea del sangue che cola.
SEI MORTO
E sotto la porta c’era il solito biglietto minatorio, questa volta era deciso a trovare qualcuno disposto a credergli. Lo appallottolò e lo infilò nello zaino.
Aveva raccolto poche cose, chiamato la polizia che insisteva con la pista dell’intimidazione per lo spionaggio industriale e mandato un messaggio al collega per annullare tutti gli incontri.

Continua…

 

Michela Santini

http://www.raggiodisoledotblog.wordpress.com

Foto: Pinterest

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