«Com’era vestito?» chiese d’improvviso Cotton che non riusciva a togliersi dalla mente la maglia gialla sparita dalla bacheca «maglietta bianca e pantaloni neri… e il… pazzo… Il killer?» domandò Ernesto senza sapere come chiamarlo per nascondere quella sensazione di desolazione dentro ma volendo conoscere anche gli altri particolari per avere un quadro completo della tragedia che aveva affrontato e sapendo che l’altro aveva seguito la scena con il binocolo «tutto nero dalla testa ai piedi, in faccia aveva una maschera tipo ninja, irriconoscibile. Come ha fatto a scappare ancora devono capirlo. Si è lanciato con una corda legata al gancio della ferrata in cima. Ma è stato così veloce che quando è arrivato Valter con l’elicottero, già non c’era più.»

«È sparita la maglia. Ce l’aveva il morto nelle mani ieri, l’ho presa e rimessa al suo posto» iniziò a parlare di nuovo dopo che i carabinieri avevano rifatto le stesse domande per la seconda volta «stava lì» e indicò la bacheca. «Un turista nostalgico» disse il maresciallo e poi chiese il caffè e ordinò che il conto venisse inviato alla caserma. Lui e i suoi uomini accennarono ad andarsene «Ci starebbe bene una fetta di crostata ai mirtilli», disse leccandosi i denti con la lingua. Cotton aprì le mani con i palmi rivolti verso l’alto ma non fece commenti. Aveva già sopportato fin troppo quel giorno «magari domani» chiosò il maresciallo mentre seguiva i suoi uomini verso l’elicottero.

Ernesto era in procinto di andarsene, afferrò il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni e l’aprì per pagare il conto «lascia stare Alpino, offre la casa» gli disse Cotton mentre prelevava da un cassetto aperto una serie di fogli in una busta trasparente «non hai mai offerto neppure una mandorla, tu. Che ti è preso» commentò sornione il fruttivendolo, vedendolo tirare fuori una lettera minatoria fatta con le lettere di giornale. «Questa non è la caccia a un contrabbandiere Cotton e tu non sei più un forestale. Dovevi darli al maresciallo quei fogli» tagliò corto nel tentativo di andarsene subito da lì «perché li usasse per pulirsi il fondoschiena? L’hai visto no?»

Sapeva di aver commesso una scorrettezza nascondendo le prove ma era stato più forte di lui «Ascolta la mia idea, cosa ti costa?!» e vedendo che l’altro non rispondeva e non se ne andava, espose la sua teoria riguardo il complotto ai danni del morto. «Io non ho visto arabi da queste parti, né tantomeno cinesi» sentenziò il fruttivendolo trattenendo le risate dopo aver ascoltato le supposizioni del gestore del Floriani e se ne andò fingendo di non volerne più sapere niente. Tornato a casa, cercò il suo gatto e dopo averlo trovato fuori a giocare sull’erba, lo richiamò con un fischio «non crederai cosa mi è successo, gatto. Ho rischiato di non tornare più.» ma il gatto gli scodinzolava tra le caviglie e non sembrava impressionato «ma secondo te, Mauro ha ragione? C’è una Spy story dietro tutto questo?» iniziò a grattargli la schiena mentre, piegato sulle ginocchia, cercava di riannodare i pensieri. Il gatto si girò a pancia all’aria mostrando due macchioline grigie tra il pelo bianco e cominciò a giocare con le dita della sua mano «ho capito. Fai come mio padre: “Devi scoprirlo da solo” diceva sempre» si alzò per andare ad aprire la porta e dopo aver lanciato qualche urlo fino al Paradiso sbatté violentemente la porta «giornalisti! Fammi un favore gatto. Pensaci tu, dì a tutti che sono fuggito in Cambogia.» Si diresse in camera, poi a fare la doccia e quando stava per andare sotto l’acqua tornò indietro «devo trovarti un nome».

Il giorno dopo tutte le copie di giornale erano state vendute in paese e il pomeriggio precedente Ernesto era stato tempestato di domande da quando era arrivato a casa fino a quando aveva chiuso gli scudi per andare a dormire. Passino i clienti che avevano già saputo tutto prima che lui raggiungesse casa sua e volevano solo assicurarsi che stesse bene, ma anche i curiosi che non avevano bisogno dei suoi prodotti facevano domande fastidiose pur di condividere un momento di gloria, e peggio ancora i giornalisti, persino quella brunetta che parlava in tv sulla rai. Erano andati tutti a suonare al suo campanello.

 

Com’è ovvio immaginare, aveva risposto solo alla giornalista carina mentre gli altri li aveva cacciati in malo modo. In negozio sarebbe stata una processione continua, l’aveva già capito quando la Denis era arrivata a comprare un melone, lei che li pianta nel suo orto, e dopo aver tergiversato sul tempo era finita proprio a fare domande sul morto. E lui le aveva detto che non si ricordava niente. La donnona se n’era andata inviperita non avendo niente su cui spettegolare per fare invidia alle altre.

 

Continua…

Michela Santini

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