Attaccato con uno spillo sopra il disegno dell’anello dei rifugi, c’era un post-it “Chiama” e il numero di telefono. «Il maresciallo ha mandato te?» chiese deluso Cotton rivolgendosi al giovane appuntato. «No. L’ho voluto io e quando mi hai avvisato con il walkie-talkie ho allertato la caserma di Udine, ma quelli sono peggio di Rocco Schiavone. Hanno solo le ciabatte infradito» e guardando lo spaventapasseri disse «hai chiamato?» indicando il numero di telefono sul post-it. «Sì, ho parlato con il suo collega. Ha detto che non esiste nessun progetto segreto. E’ stata una grande tragedia, vuole solo le sue cose per ridarle alla famiglia e dimenticare l’accaduto».

Pizzagalli continuava a guardare la maglietta gialla e un pensiero nella testa cercava di farsi strada ma non riusciva ad afferrarlo. «Spogliamolo, dai. Portiamo questa roba al rifugio e poi ragioniamo davanti a un caffè e a una fetta di crostata» deciso, gli tolse la maglia. Quando la piegò si accorse che aveva qualcosa attaccato dentro ma non disse niente. Una volta attorno al tavolo, la distese mentre Allevi comunicava con la caserma e Cotton apriva lo zaino per estrarre il pc. Si soffermò a osservare il disegno dei rifugi, era come quello disegnato nel foglio gettato nel wc.

 

Al Floriani avevano trovato uno spaventapasseri, forse al Gessore c’era qualcos’altro. Infilò la mano sotto il disegno della T-shirt e afferrò un oggetto attaccato allo stemma del rifugio, al tocco era tipo un microfilm. Lo strappò con cura senza farsi scoprire e lo mise in tasca. Allevi raggiunse Cotton che aveva acceso il PC e provando a inserire le parole trovate tra i fogli, riuscì ad accedere ai files. C’era una cartella al centro del desktop nominata “CERN” e all’interno una serie di dati.

Inviò tutto all’indirizzo della caserma di Udine e quando stava per chiudere il PC sentì una voce sconosciuta che intimava di alzare le mani.
Il tizio vestito di nero con una maschera in viso li stava minacciando con una pistola «consegnatemi il PC e allontanatevi subito. Ho già ucciso una volta e spararvi non sarà un problema» disse con un suono cupo nella voce che mascherava il timbro per non essere riconosciuto. Cotton mise il computer portatile nello zaino e glielo consegnò, poi tornò a sedere con uno strano sorriso stampato in faccia, lanciando uno sguardo verso Ernesto che aveva l’espressione cruda in volto e non staccava gli occhi dalla pistola.

Allevi restava in piedi mascherando la paura con notevole coraggio. Aveva la metà degli anni di Alpino ma la consapevolezza di dover mantenere il corretto atteggiamento nonostante i rischi per via della divisa che indossava.
L’assassino indietreggiò senza mai girarsi e poi corse verso il Quad per fuggire. «È Rizzi, l’ho riconosciuto subito, mi è venuto addosso questa mattina, scommetto che stava rubando le chiavi del Quad» disse Cotton sottovoce.

Valter del soccorso alpino lo vide sbucare all’improvviso dopo esser sceso dall’elisoccorso e passato il primo attimo di stupore, agì prontamente. Attaccò l’uomo mascherato disarmandolo prima che potesse prendere la mira e lo colpì al volto prendendolo di striscio. Questi lo allontanò spingendolo a terra con facilità e accese il motore. Ernesto fu meno elegante nell’attacco ma più efficace nel colpo. Era rimasto freddo e concentrato per usare tutta la forza necessaria a contrastarlo e una volta atterrato Valter, era saltato sull’uomo con tutta la furia che aveva in corpo.

Prendendolo da dietro e afferrandolo sotto le braccia, lo aveva sollevato e portato in piedi. Poi lo aveva gettato a terra e gli era salito sullo stomaco con le ginocchia, picchiandolo al volto fino a che non era rimasto tramortito. Le pale dell’elicottero si azionarono di nuovo davanti al Floriani, questa volta per raccogliere un probabile assassino dopo che il giorno prima, aveva raccolto il cadavere di un uomo innocente.

Continua…

Michela Santini

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