Non si può che rimanere davvero esterrefatti, assorti, meravigliati e estasiati di fronte a questa opera d’arte di uno dei più grandi pittori e maestri che si possa conoscere e che io amo particolarmente, un’opera d’arte che potremmo definire oltremodo “moderna” nonostante sia stata dipinta nel seconda metà del quattrocento.
L’Annunciata di Antonello da Messina, è un vero capolavoro di estrema raffinatezza, un volto di una giovane, una pura ragazzina, dalla carnagione olivastra e da delicati e raffinati lineamenti che esaltano e rappresentano magistralmente un’estrema purezza che difficilmente si può trovare in pittura. Tutto in questo quadro è di una dolcezza e di una leggera sostanza, che lascia colui che l’ammira, abbandonato e rilassato, sereno e pacato, e cosciente di non essere solo.
Lo sguardo della Vergine è rivolto più in basso e non diretto verso di noi, ma si presuppone e si può quasi percepire che sia rivolta a un Angelo che è presso di noi, l’Angelo inaspettato che porta la notizia del frutto di Dio, l’Angelo che desta la purezza, l’ingenuità e la timidezza, facendo che essa si copra stringendo le vesti in un umile gesto e con la destra leggermente rialzata a proteggersi da l’improvviso cambiamento delle cose, e quel gesto e quell’Angelo non visto ma supposto lo si avvede anche nelle pagine del libro che hanno teso ad alzarsi in un improvviso movimento dell’aria, quasi un soffio, un volo, uno sbattere d’ali.
Di questa meraviglia ne sappiamo ancora ben poco, basti pensare che fino al 1866 non se ne era nemmeno sentito parlare quando a Venezia si scoprì una simile Annunziata che in un primo momento fu pensata come una copia di quella esistente all’allora Museo Nazionale di Palermo, oggi Galleria Regionale, ma l’attribuzione e l’originalità dell’opera vennero confermate nel 1907 quando Enrico Brunelli stabilì che fosse quella di Palermo la vera Annunciata di Antonello mentre l’altra in confronto, anche se tecnicamente molto affine, ma fredda nei colori e nella stessa espressione fu attribuita ad Antonio di Saliba, che poi non era altro che uno stretto parente del da Messina.
Un’analisi più recente dello studioso siciliano Giovanni Taormina, studiando attentamente il libro ha fatto notare che la prima lettera leggibile è una M maiuscola a significare l’inizio del Magnificat , e facendo riferimento al Vangelo di Luca, sarebbe la preghiera che la Madonna innalza a Dio nell’incontro con la cugina Elisabetta dopo avere avuto la notizia, e che in questo quadro è presente anche lo Spirito Santo sotto forma di vento che solleva le pagine, “vento” che in ebraico e in greco sarebbe legato all’interpretazione di Spirito. Ad attestare poi questo suo pensiero, pensa che Maria abbia un accenno di un sorriso, che contraddirebbe l’atmosfera di sorpresa.
Ma sono soltanto studi e ipotesi, a noi comunque rimane quel leggero e signorile gesto con le mani, quel coprirsi il seno con dovuta tenerezza, e quell’ambiguo sguardo di sorpresa da far venire i brividi se pensiamo a chi è rivolto e dove potrebbe essere in quel preciso momento.
Non mi stancherei mai di osservare quello sguardo e di poter entrare in quegli occhi per carpirne il vero significato, occhi che scrutano e parlano anche se non direttamente rivolti.
Questa vergine è bella perchè pura, e la “modernità” cui accennavo all’inizio sta nel fatto che al tempo stesso è terrena, naturale, una presenza tangibile e palpitante, un’immagine assolutamente realistica.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web : Antonello da Messina -L’annunciata di Palermo