Ampie schiarite 13. Giustizia giusta, cittadini proEuropa, calo disoccupazione, emporio solidale

Ampie

di Carlo Baviera
Il bene da scoprire e diffondere. Buone notizie che aprano alla speranza e alla fiducia
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Assolta la  sindaca antimafia– Quando arriva l’accusa o l’arresto, titoloni sui giornali; quando sei assolto, confinato nelle pagine interne. E’ successo anche a Carolina Girasole, sindaca di Isola di Capo Rizzuto, è stata assolta a giugno anche in appello dall’accusa di essere stata eletta con i voti della cosca Arena e di turbativa d’asta per la gestione dei beni confiscati al clan. «Mi hanno distrutto», osservando che la stampa nazionale dopo aver evidenziato quando fu posta agli arresti domiciliari (168 giorni) ha praticamente ignorato la sua assoluzione con formula piena, mentre sono stati  condannati pesantemente, fino a 20 anni di reclusione, 65 personaggi della Cosca Arena, accusati di aver messo le mani sul Cara di Isola di Capo Rizzuto, facendo affari a danno dei richiedenti asilo e dei fondi pubblici.

Tutto è bene ciò che finisce bene, nonostante processi, domiciliari, sospetti, e quanto si può immaginare. C’è stata giustizia per la Sindaca. E va gridato, evidenziato. Così come c’è stata per i fratelli Antonio e Nicola Diana, imprenditori simbolo della lotta al clan dei casalesi, o per l’ex parlamentare Ds Lorenzo Diana, uno dei primi a opporsi ai clan e che solo dopo quattro anni ha vista archiviata l’accusa contro di lui di essere colluso; e c’è stata per l’ex Presidente della Campania, Antonio Bassolino che dopo 16 anni è stato assolto in appello per presunte irregolarità nella gestione dei rifiuti (emergenze rifiuti di Napoli tra 2003 e 2005). Ci sono magistrati che lavorano bene e di cui ci si può fidare.
Pro Europa – Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo sono ormai superate e dimenticate; chi era pro e chi contro l’Europa. Chi è per l’Europa, ma purchè cambi. Chi vuole la Federazione, mentre altri sono disposti ad accettarla purchè non sottragga sovranità. Il quotidiano La Stampa aveva promosso, in vista delle elezioni, un confronto con i cittadini italiani “nelle scuole, nelle parrocchie, nei teatri” ecc. delle diverse città. Lo ha fatto con il metodo dell’Hard Talk (espressione che significa confrontarsi in modo duro) che poneva agli intervenuti ad un dibattito sull’Europa di esprimere un sì o un no rispetto ad un pensiero riguardante la necessità dell’Europa; poi sul palco un confronto con gli ospiti e risposte a domande del pubblico; infine la ripetizione del voto riguardante lo stesso argomento. Non in tutte le realtà vi è stato stesso entusiasmo, interesse e partecipazione. Addirittura  in una periferia di Roma i No Europa sono raddoppiati dopo il dibattito. Mentre da altre parti, dice il giornale, l’interesse è stato forte e ha ribaltato il giudizio: “I problemi qui non li crea l’Europa, che anzi ci dà la possibilità di fare l’Erasmus e di sostenerci agli studi con programmi speciali. I problemi li crea il Governo italiano che si è scordato di questi territori” (a Napoli). A Torino chi pensava in positivo all’Europa è raddoppiato dopo il dibattito, e a Milano è molto alta la percentuale di chi ritiene la presenza dell’Europa come una ricchezza anche per l’Italia.
Disoccupazione in calo – la disoccupazione torna a livelli sotto le due cifre come non accadeva dal 1997. I meriti sono da ripartire fra più soggetti (misure dei Governi, situazione internazionale, imprenditori più dinamici, ecc..). Il Presidente dei giovani di Confindustria continua a sostenere che una misura importante per continuare in questo cammino positivo sia tagliare il cuneo fiscale. Questa crescita occupazionale ha anche risvolti non del tutto positivi:  come leggiamo su Avvenire del 2 luglio “Non sempre, infatti, avere un’occupazione assicura uno status di benessere finanziario. Discorso valido soprattutto in Italia. Il report Social cohesion paper appena diffuso dall’Osservatorio internazionale per la coesione e l’inclusione sociale offre una fotografia allarmante sul fenomeno dei working poor nel nostro Paese, ovvero quella categoria di persone che pur avendo un lavoro vive in nuclei familiari a rischio povertà. Dallo studio risulta evidente, inoltre, come l’alto tasso di working poor in Italia dipenda in particolare dall’interazione fra due elementi: le basse retribuzioni di una fetta consistente di popolazione e il numero esiguo di percettori di reddito in molte famiglie italiane. Ad essere maggiormente esposti al rischio di sono gli uomini, in quanto hanno maggiori probabilità di essere gli unici percettori di reddito all’interno di un nucleo. Ecco perché aumentare l’occupazione femminile favorirebbe sicuramente l’abbassamento dell’indicatore Iwp”. Quindi aumentare i numero di occupati è buona cosa, ma  insieme si deve provvedere a fornire remunerazioni adeguate e possibilmente stabili.
Supermercato per chi è in difficoltà – Sulla rivista del volontariato Vita leggiamo (articolo di Carla Chiappini)  che anche Piacenza ha il suo emporio solidale: il ventitreesimo in Emilia-Romagna, regione più attiva insieme alla Lombardia. Appartiene ad una rete di oltre 200 negozi in cui si può fare la spesa gratis da parte delle famiglie in temporanea difficoltà economica. L’associazione che la gestisce comprende tutti i principali enti che si occupano di assistenza alle povertà del territorio: Caritas, Croce Rossa, Auser e Comune, oltre al Centro per il volontariato Svep. «Questo dell’emporio, – afferma la Presidente Bocciarelli, – è un progetto complesso e ambizioso che non vuole farsi carico solo delle difficoltà materiali dei suoi utenti ma anche delle possibili fragilità relazionali». L’Emporio ospiterà, nelle postazioni già attrezzate con sedie e scrivanie, anche i tre principali sindacati – Cgil, Cisl e Uil – per consulenze agli utenti, e non sostituirà la normale attività dei soci fondatori, ma andrà a intercettare una particolare fascia di vulnerabilità di persone in temporanea difficoltà economica che verranno accompagnate verso l’uscita dal periodo buio, con la speranza che poi, a loro volta, si rendano disponibili ad aiutare chi è nel bisogno. In linea con quell’idea di sussidiarietà circolare su cui si soffermano spesso gli economisti pro “economia civile”.