Gerusalemme senza pace, di Agostino Pietrasanta
Domenicale ● Agostino Pietrasanta
https://appuntialessandrini.wordpress.com/

Gerusalemme

I quotidiani di ieri, 29 novembre, riportavano notizia di un’indagine, ancora in corso, che avrebbe individuato (condizionale solo per correttezza garantista) alcuni personaggi pronti a dar vita a un “Partito nazionalsocialista italiano dei lavoratori italiani”; di tal compagine avrebbero già individuato il simbolo con tanto di svastica. Inoltre hanno espresso (senza condizionale per prove irrefutabili) gli slogan più speciosi e irresponsabili, inneggianti la distruzione radicale degli Ebrei i quali sarebbero da trattare come “bestie bastarde e maledette”; e via cantando, sui toni più orripilanti per qualunque persona di buon senso fosse anche ideologicamente connotata e condizionata.
Si tratta evidentemente di episodio inquietante anche per gli agganci che il succitato “partito nazista” avrebbe instaurato e promosso con forze politiche (si fa per dire) di varia nazionalità e provenienza soprattutto (guarda abiezione senza ulteriori aggettivi) europee. Ovviamente alla faccia della “distruzione degli Ebrei d’Europa” di cui accusiamo cortissima memoria.

Se però l’episodio resta inquietante, ancora più preoccupanti mi paiono (modestissimo parere cui non seguirà, spero, linciaggio) l’atmosfera complessiva e il contesto che rendono possibile diversa degenerazione. Nessuno vuol paragonare le ideologie della società chiusa che si sta imponendo nei diversi nazionalismi e di separatezza dei cosiddetti “diversi” alle aberrazioni appena citate; tuttavia i rigurgiti del razzismo trovano oggi particolare carburante per l’incendio. Nello specifico poi si cominciano a raccogliere nuovamente i semi di un antisemitismo mai sopiti, nonostante le lezioni sconvolgenti della storia.
In soldoni e alle corte: nonostante la seconda guerra mondiale e i suoi effetti sul popolo ebraico, non si è mai ammessa la specificità giudaica delle repressioni totalitarie; e non l’hanno mai ammessa gli Stati democratici, al netto delle informazioni puntuali di cui erano destinatari. Il ragionamento ancorché complesso può essere riassunto e schematizzato. I totalitarismi del novecento non hanno certo perseguito e perseguitato solo gli Ebrei, ma mentre molti altri, dopo il conflitto, hanno potuto ritrovare una patria, sia pure attraverso difficoltà offensive del comune senso di umanità, gli Ebrei hanno rischiato di rimanere senza riferimenti. L’U.R.S.S. ha voluto sottolineare le persecuzioni all’antifascismo; l’Inghilterra ha subito i contraccolpi del mandato sulla Palestina, gli U.S.A. condizionati dalla guerra fredda hanno voluto dimenticare le responsabilità della Germania. Di qui il rischio di quella mancanza di riferimenti per il popolo ebraico che, da una parte ha favorito le più discutibili ragioni del sionismo e dall’altra una colpevole insufficienza (anche se non irrilevanza) della questione storica dell’antisemitismo.
A questo siamo giunti. Nessuno può essere chiamato a correità rispetto ai rigurgiti razzisti, ben pochi si sognerebbero di usare espressioni offensive del comune senso di umanità e che inneggiano alla distruzione di un popolo augurandosi di farlo a pezzo, ma la responsabilità di contesto non può essere banalizzata.
Ancora, ma solo per concludere. Si tratta di un contesto che finisce per favorire anche la chiusura difensiva e offensiva dello Stato di Israele e il proprio programma di occupazione militare di tutta la Palestina con devastanti conseguenze sulle popolazioni arabe e con serio pericolo per alcuni degli Stati sui confini della “terra santa”. Carlo Maria Martini affermava che la pace era condizionata dalla pace a Gerusalemme; pensate sul serio che l’andazzo di cui siamo spettatori possa fare di Israele la patria della pace?
Ovviamente con tutto il diritto di risposte del tutto plurali!