I tartassati, di Marco Ciani
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I tartassati

Ho letto un post che più o meno chiedeva cosa accadrebbe se tutti (per la verità era riferito ai soli imprenditori) smettessero di pagare le tasse. Risposta molto semplice: che lo Stato fallirebbe. Per il semplice motivo che le imposte (assieme ai prestiti, cioè all’emissione di titoli pubblici, e poco altro) costituiscono le sue entrate. Quelle con cui paga scuole, ospedali, stipendi pubblici, pensioni, strade, difesa, ordine pubblico, tribunali, etc. etc.
Aggiungo che se invece non le pagasse solo qualcuno, il fallimento forse potrebbe essere evitato, ma tartassando ancor di più gli altri (come purtroppo avviene da tempo immemore). P.es. i lavoratori dipendenti e pensionati che con la ritenuta alla fonte non possono scappare e – certo non completamente da soli, ma in buona parte sì – devono accollarsi il costo dell’evasione. In pratica: se tu non paghi dovrò pagare io anche per te. Quindi chi non paga scarica il suo onere sulla schiena già provata degli altri contribuenti.
Credo però che la domanda corretta da porre sia questa: paghiamo troppe tasse in rapporto ai servizi che lo Stato ci rende? A mio parere sì. Dunque bisognerebbe abbatterle? Certamente. A questo punto però la domanda successiva sarebbe: come finanziamo il taglio delle tasse?

Elenco delle risposte poco probabili: con la lotta all’evasione (sarebbe sacrosanto, ma finora inefficace per diverse ragioni); con la riduzione degli sprechi (finora inefficace, anche perché quelli che per qualcuno sono sprechi per altri sono giuste contribuzioni. Cioè a qualcuno vanno in tasca. Per lui, ça va sans dire, non sono sprechi); con la crescita (improbabile, visto che siamo il fanalino di coda in Europa e comunque complicata dal fatto che ci vorrebbe tempo prima che il taglio delle tasse si recuperi con la sola crescita).
Rimangono ancora due risposte: a debito. Molto pericoloso perché siamo già iper/indebitati e poco produttivi, per usare un eufemismo. E comunque il debito, sia chiaro, sono tasse future. A meno di non fallire. A proposito: i moltiplicatori magici sono come Babbo Natale, non esistono.
Infine: con i tagli alla spesa pubblica. E qui ci saremmo. Ma di nuovo, tagliare la spesa significa levare risorse a qualcuno. A chi? Perché è qui che casca l’asino. Qualunque categoria a cui togli risorse farà le barricate e strepiterà, convincendo il Parlamento a ritirare o ridimensionare fortemente i provvedimenti. A pena di un calo dei consensi. Andiamo avanti così da decenni.
E dunque? Dunque le tasse non caleranno. Al massimo potrai forse distribuirle diversamente. Che ne so, aumentare l’IVA o qualcos’altro, oppure mettere un’altra patrimoniale per ridurre l’IRPEF. O cose così. Ma solo in misura limitata. Per il semplice fatto che le vittime della stretta fiscale, oltre un certo limite, si rivoltano.
Morale della storia: il taglio delle tasse sarebbe necessario per tante ragioni. Ma, rebus sic stantibus, per grandi riduzioni della pressione fiscale non mi pare ci siano le condizioni. E ad oggi non vedo in giro nessuna Margaret Thatcher. Domani chissà.
P.S.: sarebbe già importante non farle aumentare ste benedette tasse. Soprattutto per pagare cose che si potrebbero evitare. Vedi ad es. alla voce gestione Alitalia, e se continua così, anche ILVA.