L’evoluzione dell’uomo è sempre stata la sua prerogativa nei secoli passati e sempre inequivocabilmente sarà in quelli a venire, ed è pure giusto e importante che ciò abbia a manifestarsi, ma spesso in questo avanzare, che nell’ultimo secolo è stato davvero un “correre” di innovazioni, si perdono e si tramutano quei valori e quegli attaccamenti culturali e folkroristici, religiosi e tradizionali che fanno parte della nostra vita di sempre, si vanno a frantumare quelle entità interiori che hanno, magari, retto alle avversità dei tempi e sono state il fulcro del nostro proseguire “nonostante tutto”, quasi un sollievo alle intemperie dei fatti, alle guerre subite e fatte, a gli stenti della vita giornaliera, alla cruda sopravvivenza, e hanno anche contribuito che si creassero momenti di serenità, talvolta non nego quasi forzata, ma comunque un sottile momento di riflessione gioiosa e un sentirsi tutti impegnati per una uguale manifestazione umana e sociale, intima e pubblica insieme.

Oggi tante di queste “tradizioni” sono scomparse, alcune sono diventate monito per rappresentazioni a turisti di altre nazioni, altre sono state bistrattate, incomprese e fatte volutamente scomparire, altre, forse ancora forti, sono rimaste ben impiantate ma purtroppo “assorbite” dal un mero mondo commerciale, insomma tutto questo per nominare il “Natale”.

Io sono ancora attaccato a piccole tradizioni familiari, che difficilmente riesco a far comprendere a questa nuova società, e non è una critica, soltanto un amareggiato sentimento di non potere che si possa mantenere nel tempo questo sentire questa suddetta festività, al di la di uno sfrenato correre a caccia di regali, di cibarie esagerate, di insulse e cospicue illuminazioni con il solo scopo di abbonire un ipotetico cliente. Io ho del Natale ancora il caldo sentire di un momento di serena pace, di scambio d’auguri che spesso nasce proprio dal desiderio del cuore, ho ancora il bisogno di fare l’albero e il presepe perchè altrimenti non potrei riconoscere questa festività, una festività che è innanzitutto un esaltazione religiosa cristiana a cui “volenti o meno” apparteniamo, una radice che combattiamo e ci neghiamo a più non posso, per magari cercare altre fonti religiose, altri pensieri mistici che fanno moda, e non sto assolutamente parlando di altre rispettabili religioni che hanno la loro culturale fondatezza e considerazione al pari della “nostra” conosciuta fin da bambini.

E il pagano, il laico del Natale era proprio l’espressione di un Albero che ha tradizioni molto lontane e se vogliamo anche di natura diversa, e l’attimo religioso, il momento culminante del giusto senso Natalizio, invece, lo si raggiunge con l’imitare quello che secoli lontani un nostro “semplice umano” Santo Francesco, volle per primo lodare il giorno della nascita di Gesù.

Ebbene io continuo imperterrito a mantenere queste “vecchie “ tradizioni, ma al di la dell’esteriore cerco di mantenere anche quel calore e quel mistero interiore che ne nasceva e ne derivava.

Per adeguarmi giustamente alle esigenze e al relativo rispetto ambientale, no ho voluto contribuire allo scempio degli abeti, non ho voluto contribuire a un ulteriore ammasso di plastica e ho raccolto in una passeggiata tra i monti, due rami secchi abbattuti da un albero, sicuramente dalle intemperie e li ho addobbati con quello che mi porto dietro da anni con qualche aggiunta innovativa, ma soprattutto ho dedicato il mio tempo alla costruzione del presepe, con la passione, l’amore e la devozione pari al famoso “Luigi Cupiello” del grande Eduardo de Filippo, presepe incassato in un Televisore anni 50 con musiche sottofondo e fasi di luce del giorno e notte…..tutto in polistirolo riciclato, da me modellato, dipinto e assemblato, per la parte elettrica lode al mio compagno, Gabriele.

Roberto Busembai (errebi)

Immagini ERREBI