Il superbo malgiudica aspramente.
Malgiudica il vinto, malgiudica il vincitore, malgiudica le scelte di tutti coloro che si schierano, coraggiosamente, a favore dell’uno o dell’altro.
Il superbo sente la necessità di collocarsi al di sopra d’ogni altro essere e non contempla il libero arbitrio né il diritto di esistenza dovuto a chiunque.
Voi gli fate una domanda e la risposta – potreste scommetterci – è la stessa.
Sempre. Ogni santissima volta.
– “Ma che dici, possibile solo tu?”
– “Non capisco, tutte a te?”
– “A me non è mai successo, è forse un mio problema?”
Insomma, prima diverge dall’argomento, poi dubita di voi: nonostante abbiate scelto di spiegare, di confidare, di condividere.
Quasi foste dei masochisti e cercaste da soli di essere messi in ridicolo, vi deride.
Ma, e la cosa più subdola è questa, non solo vi dice sfacciatamente che egli non si fida di voi, dice anche che voi non siete persone affidabili: cosa assolutamente differente.
Qui emerge la superbia: dalla sua convinzione di essere migliore e dalla liceità autoconferitasi nel considerare il proprio come giudizio universale. Il Verbo.
Il superbo non si sente l’unto del Signore: si sente direttamente il Signore e nessuna delle menzogne delle quali si è persino autoconvinto potrà essere spiegata con un criterio razionale. Mai al mondo.

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[ Cit. Fernando Pessoa ]