Antonino Schiera presenta Frammenti di colore
Antonino Schiera

In occasione della prima presentazione a Palermo della mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire (Il Convivio Editore), il giorno novembre 2019 alla Real Fonderia, la poetessa e collaboratrice giornalistica Lavinia Alberti è intervenuta con una recensione preceduta da una breve introduzione con i saluti al numeroso pubblico presente. Riporto per intero l’intervento ringraziando pubblicamente la poetessa.

(Antonino Schiera)

Buonasera a tutti,

volevo intanto dirvi due parole su Antonino. Conosco Antonino da un po’ di anni, ma l’ho conosciuto meglio effettivamente negli ultimi due anni in occasione di “Calici di poesie a Isnello”, rassegna poetica fortemente voluta da Antonino che si è svolta in due edizioni, nel 2018 e 2019 a cui ho preso parte anche io. In quelle occasioni ho avuto modo di conoscerlo in qualità di moderatore. Mi sono accostata ai suoi testi da poco. Ho letto le sue raccolte (Percorsi dell’anima, Frammenti di colore e ora Meditare e sentire) e devo dire che ho notato una evoluzione, uno stile più maturo e più consapevole da certi punti di vista. Stasera vi leggerò quelle che sono state le mie impressioni su questa terza raccolta.

MEDITARE E SENTIRE – la terza raccolta di Antonino Schiera

Lavinia Alberti
Lavinia Alberti

Meditare e sentire. Sin dal titolo la raccolta si presenta accattivante suggerendo oltre alla congiunzione che unisce i due verbi anche un ipotetico accento forse voluto da parte del poeta con una doppia valenza a significare che meditare è anche sentire. Questa nuova raccolta poetica di Antonino Schiera si presenta dunque dal carattere fortemente introspettivo e riflessivo.

Si tratta di un percorso fatto di vissuti, di cammini, di inciampi, di strade ritrovate, di consapevolezze maturate pian piano dentro il poeta; un sentiero di ombre e di luci, di gioie e di dolori, in continuo divenire che ha preso forma tramite la parola poetica.

Un tragitto metaforico che Schiera inizia con la poesia Il cammino, in cui attraverso gli elementi naturali – come l’acqua – descrive la catarsi che essa gli ha procurato, lavandogli le ferite e i pensieri. Una purificazione che ben si coglie quando egli dice: di acqua sotto i ponti ne è passata tanta/ ha scrostato i pensieri più reconditi/ ha lavato e diluito le ire ancestrali/ di un uomo ferito più volte/ma mai domo. Così come l’acqua un ruolo catartico svolge anche la luce, quella dell’alba, che segna l’inizio del giorno e dunque anche l’apertura a nuove possibilità. Stessa variabile è offerta dal crepuscolo e dalla notte, che divengono qui metafore dell’incontro e di “blandi ed amorevoli pensieri”. Poi c’è il mare, che conduce il poeta talvolta all’oblio (che in primavera scioglie i suoi colori/nell’animo freddo e glaciale, sbiadito/come i ricordi di un tempo/che è fuggito via/come preistorici granelli di sabbia/tra dita callose di pescatore), mentre lo stesso mare procura talvolta un emergere e un riaffiorare di immagini del passato, legate alla sfera della familiarità e del sentimento amoroso.

C’è dunque una continua ricerca di luci e crepuscoli, di mare e montagne nelle poesie di Schiera, una voglia di ritrovare in questi elementi, attraverso una meditazione interiore, la via dell’autentica conoscenza di sé. Ciò è ben evidente nella poesia In riva la lago in cui il poeta dice: nuvola mi sento/o forse ancora nuvola sono/inseguo una nuova alba/un nuovo tramonto/e poi un’alba ancora pallida/e un tramonto rosso, come se egli sentendosi appunto parte della natura, cercasse risposte e conforto da essa. Quest’ultima risuona nell’animo del poeta che non manca di sottolinearne le suggestioni ricorrendo a figure retoriche come la sinestesia ad esempio nella poesia A te donna generatrice, quando scrive di “una fragorosa solitudine” o “di un gatto che sorseggia gli ultimi raggi di una luna alquanto piena”, come l’ossimoro nella stessa poesia, reso evidente nell’espressione “equilibrio instabile”; altre figure retoriche si ritrovano nei versi intitolati Sul tuo volto, dove “una mano agguerrita per aspri combattimenti nell’anima” diventa la metafora dell’energia vitale con cui si affrontano le battaglie della vita. Nella stessa non mancano poi delle rime che in modo asimmetrico si legano tra loro in rime finali come certezze/ carezze, coraggioso/rugoso. Più avanti nella poesia Giostra il poeta non manca di accostare la precarietà della vita (“fremono tremule foglie al vento”) al desiderio di far risorgere la stessa energia vitale attraverso disegni e diramazioni che “brulicano di vita come una giostra solitaria che attende colorati bimbi”, dove il poeta sembra volere con forza ritrovare il clown, il bambino che c’è in ognuno di noi, di pascoliana memoria.

Diverse sono le tematiche all’interno della raccolta, che non comprende solo quella sentimentale ed esistenziale, ma anche quella sociale, come si coglie nella poesia Pensiero di un migrante, in cui si leggono espressioni forti come: naufrago/ nel mare della solitudine/che mi tiene lontano dalla terra mia/ […] rischio di soffocare/ acqua salata al posto dell’aria […] ad attendermi sulla spiaggia/ il sorriso di un mio simile/ che mi ama. Diverse sono ancora le poesie più intimiste, in cui il lettore riesce a cogliere un certo senso di sottrazione nel poeta: una mancanza di qualcosa che ha avuto e che poi gli è stato tolto. Questo è quanto si evince ad esempio dalla poesia Alessio, dedicata al figlio mai nato, cui il poeta associa l’immagine di un mare burrascoso. Il mare è in tempesta/sbiadisce il mio dolore/attenua i miei pensieri/vivifica le mie speranze, quasi come se il poeta volesse affogare, dimenticare, ma al contempo trasformare questi vissuti in altro, in versi appunto.

Schiera è riuscito a fare tutto questo, a descrivere il proprio poliedrico mondo interiore, il proprio sentire sublimandolo attraverso la parola poetica.

Lavinia Alberti

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