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Momenti di poesia. L’avarizia, di Andrea Patrone

L’avarizia

C’era un giovane ragazzo nascosto
dalla folla e come un antico attore
teneva un braccio alzato e l’altro sul
cuore, mentre diceva:
“l’avarizia è il peggior peccato, è
come l’aria sopra la Terra, cambia
la sua forza e diventa forte vento
che fa cadere chi lo vuole trattenere.”
Era un giovane un poco strano, c’era
chi non lo credeva umano, gli era
nato il vizio del sapere, leggere i molti
antichi detti a chi non li aveva letti.
Josef sentita quella voce s’aprí la via,
raggiunse il centro di una corte fatta di
orecchie attente e di altre…morte.
Subito si chiese, ho un diverso figlio, e
in nulla gli somiglio, ricordo il caos di
quella strana notte, la luce della luna, e
i tre Re apparsi senza nessun rumore al
calar del sole.
Videro mio figlio, poi posero dei doni e
mi sorrisero, il più anziano fece il
segno della croce con la mano.
Josef non conosceva il senso di quel
segno, ma sulla schiena sentì scivolare
…il gelo.
“Via, via, fatemi passare, è di mio figlio
la voce che sento parlare!”
“È tuo figlio quel piccolo rivoltoso?”
Chiese un vicino centurione a Josef e lui
gli rispose:
“Perdona Cesare, ma non son sue quelle
parole, non conosce la differenza tra il
corpo e la sua …coscienza!”
Il soldato non comprese quelle parole, le
udì strane nella terra dove vive il sole.
Il corpo e la coscienza sai di averle e sono
nella vita due diverse perle, ma questo lo
scopri alla fine quando il corpo e il tuo
spirito decidono di morire, si sente bussare
al cuore la coscienza e lui le apre dicendole:
…entra!
Ma il giovane urlò ancora:
“Sappiate che l’avarizia è il peccato di chi
nulla dona, mentre per gli eredi invece è il
miglior Santo che tutto…vi perdona!”

Andrea