Sulla strada il rumore era assordante, auto, camion e motori sembrava fossero in combutta per fare più rumore possibile e ci mettevano tutta la loro potenza a sfrecciare nel quartiere cittadino, ignari dei pedoni e degli avventati ciclisti, e lui era appunto uno dei tanti pedoni, anzi un piccolo pedone di circa otto anni.
Si chiamava Andrea, un nome come un altro, ma per lui era il più bel nome che gli avessero potuto offrire, adorava sentirsi chiamare, il suono di quelle poche parole scandite in un sol fiato, erano la gaiezza del suo cuore, ne andava fiero e era pure contento di non avere neppure la possibilità di un diminutivo, Andrea non poteva essere Andreino o soltanto Andri…….
Andrea viveva con il padre, uno eterno sfaticato che andava avanti con il sussidio della povera e inferma madre, divenuta ormai vegetale, ma che egli accudiva alla meglio, l’importante era riscuotere la sua misera pensione da cui sfamarsi e sfamare anche quel moccioso di suo figlio, figlio di sua moglie che aveva avuto la bellissima idea di uscire di casa un giorno e che non aveva fatto più ritorno. Andrea viveva con questo padre e a lui erano addossate quasi tutte le incombenza casalinghe, tipo lavare i pavimenti, spolverare, soprattutto ripulire la zona televisore dove al mattino cicche, cenere e un vasto quantitativo di bottiglie di birra vuote, facevano da decoro, un gramo bottino delle passate nottate di suo padre sempre impegnato a guardare, sparapazzato sul divano, le innumerevoli e variegate indagini poliziesche.
E poi l’unica uscita che gli era permessa, quella di correre dal droghiere e prendere quello che suo padre aveva, telefonicamente, ordinato e rientrare immediatamente perchè gli era stata inculcata l’assurda e esagerata paura della gente. Andrea aveva paura di tutti e mai osava avvicinarsi a un qualcuno che incontrava per strada, suo padre gli aveva sempre imprecato contro che fuori il mondo è un inferno e la gente soprattutto sono il diavolo in persona, ognuno pensa a se stesso e se vede un bambino ne approfitta e se lo porta via.
Sulla strada il rumore era assordante, Andrea spesso camminava con le mani a otturare le orecchie e giungeva dal droghiere affannato e quasi senza respiro, tanto aveva corso. Quella mattina però non si era dato tanto a camminare perchè fuori era nevicato, e a lui che la neve gli piaceva tanto, si divertiva a lasciare impronte nel manto bianco adagiato ricolmo sull’asfalto.
Era la vigilia di Natale, ogni negozio, ogni strada e ogni luogo aveva un luccicare di luci intermittenti, di brillantini e palle variopinte, alberi più o meno grandi invadevano le stanze di ogni negozio, e Andrea si divertiva ugualmente con la neve perchè lui il Natale non sapeva cosa fosse.
La madre lo aveva abbandonato che aveva poco più di due anni e già allora la nonna paterna era inferma e incosciente, il padre impose il suo dominio e Andrea da allora non seppe neppure cosa significa giocare, il suo unico divertimento era salire e scendere le scale di quel condominio dove viveva al quarto piano, quando gli era consentito scenderle e salirle. Non era mai andato ad un asilo e tanto meno alla scuola, il padre asseriva che l’esperienza di vita, solo quella insegna, e che andare a scuola costa denaro e soprattutto tempo, tempo che lui riteneva assolutamente perso. Non sapeva giocare Andrea e quando veniva l’inverno non sapeva nemmeno cosa fosse il Natale, la televisione non doveva guardarla altrimenti sarebbero state botte sicure, il padre diceva che si vedevano cose che ai bambini avrebbero fatto molto male, e lui non se la prendeva poi tanto, a lui quello scatolone ingombrante che emanava luce gli era sempre parso un oggetto insulso e pericoloso.
Era la vigilia di Natale e la nonna improvvisamente ebbe un forte peggioramento, al punto che suo padre dovette intervenire chiamando soccorsi. Fu trasportata urgentemente all’ospedale e suo padre costretto a starle vicino se non altro per accertarsi che non le facessero del male e non la facessero morire, era un bene troppo grande da poterlo perdere improvvisamente. Andrea rimase solo nell’appartamento con il televisore acceso, la cena, sulla tavola, che si freddava e un bisogno grosso di piangere per la solitudine.
Bussarono alla porta, Andrea dal dentro non sapendo cosa fare, chiese a voce alta chi poteva essere e gli fu risposto che era Marcellino, il bambino che abitava di fronte al suo appartamento, nello stesso pianerottolo.
Non lo aveva mai visto questo Marcellino e non voleva assolutamente vederlo:
Cosa vuoi? Vattene!
Mi manda tuo padre, non puoi stare solo, vieni da noi questa notte.
La paura di aprire quella porta era alle stelle, ma l’incubo della solitudine era ancor più grande, per cui si decise ad aprire.
Marcellino era un ragazzino della stessa sua età, occhi svegli e birichini, che appena ebbe aperto gli saltò al collo e lo abbracciò forte forte, ma Andrea ristette a quelle effusioni, e seriamente seguì il suo coetaneo che lo introdusse nell’appartamento attiguo dove i suoi genitori lo stavano aspettando.
Erano tutti felici della sua presenza e lo invasero di una miriade di domande e di altrettante raccomandazioni e incoraggiamenti, poi in ultimo il padre di Marcellino chetò tutti e disse:
Tra poco nascerà Gesù e allora si che faremo festa, intanto prepariamoci ad accoglierlo con umiltà e con il proposito di essere buoni e amorevoli.
Andrea era come spaesato, qui accadevano cose inconsuete, cosa era quell’albero cresciuto in mezzo al salone con tutte le luci addosso e tante palle colorate? Cosa erano quei pupazzi bianchi che sedevano su divani e suppellettili di comodini? E soprattutto chi era questo Gesù.
Il giorno di Natale, suo padre era ritornato a casa, la nonna purtroppo non ce l’aveva fatta, ma una cosa era riuscito a capire nell’attendere invano le notizie di salute della madre, che nella vita c’è sempre un momento in cui tutto dipende da te e se non sei abituato a sapere come gira il mondo e come ci si comporta, ne rimani fuori e sei disadattato.
Era il giorno di Natale e suo padre che aveva da poco pianto con tutto il cuore la morte di sua madre, aveva portato un dono ad Andrea, un piccolo babbo natale a carica che suonava una piccola campana dorata.
Sulla strada il rumore era assordante, auto, camion e motori sembrava fossero in combutta per fare più rumore possibile, il dottor Andrea aveva furia di arrivare a casa, era la vigilia di Natale e doveva portare un regalo a suo figlio minore, un piccolo babbo natale a carica che suonava una piccola campana dorata, perchè domani sarebbe stato Natale e il suo cuore ricordava ancora suo padre.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Lisi Martin