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Alpino era andato sul retro e aveva toccato il generatore scoprendo che era caldo. Era entrato in casa trovando tracce di sangue e di vomito sul pavimento «Ragazzi, io vado alla stazione della seggiovia, qualcuno potrebbe averla usata quando si è accesa per portarci su, voi proseguite per la pista e attenti alle tracce» agganciò gli scarponi agli sci e partì a razzo con tutta la forza che aveva «Cosa spera di trovare? Se qualcuno fosse arrivato a valle, Zeno ce l’avrebbe comunicato via radio o l’avremmo incrociato salendo.» Mimmo non commentò le parole di Romano, Alpino agiva seguendo l’istinto ed era così da sempre. In quegli otto anni senza di lui, affrontare i soccorsi era stato più difficile. Era in grado di trovare soluzioni geniali che per gli altri erano impossibili.

 

Oreste era assorto e non aveva fatto caso alle parole di Ernesto e Romano. Era immerso nell’osservazione della neve che nascondeva in fretta le loro tracce fino al bivacco, mentre non cadeva più avanti, dove il terreno per via della direzione variabile del vento, era riparato. Avrebbe detto che nessuno avesse proseguito oltre se non fosse stato per alcuni evidentissimi segni che iniziavano dopo la Casera. «Fermi! Non muovetevi, disse ai compagni quando fu certo che quelle che aveva illuminato con la torcia erano orme umane. Qui è passato qualcuno di recente e non era solo. Ci sono tracce di un corpo trascinato» si mosse con cautela restando sul gradino del pergolato fino al bordo laterale dove una stretta staccionata coperta di neve ghiacciata si arrampicava fino al tetto. «Che mi venga…» esclamò Romano incredulo «questa cosa non ha alcun senso».

 

Prese la radio e chiamò la centrale «Valter mi senti?» «Sento disturbato Romano, dimmi. Li avete trovati?» «Nella Casera non c’è più nessuno. Ma qualcuno c’è stato. Il generatore è caldo. Ernesto è andato alla stazione a verificare. C’è un problema» il segnale andava e veniva e Romano aspettava sempre il momento migliore per proseguire «Hai detto che c’è un problema? Ho capito bene?» Soppesò le parole da usare per non gettare tutti in allarme. «Ci sono delle orme che dalla casa vanno verso la curva dello strapiombo… E tracce di trascinamento.» Oreste e Mimmo erano assorbiti dalle parole di Romano e dalla voce di Valter proveniente dalla radio. L’unica cosa che si muoveva era il vapore acqueo che fuoriusciva dalla bocca. «Forse è il caso che vi dividiate in due gruppi per cercare altre tracce, non lasciate niente al caso.» Chiuse la conversazione e in un secondo organizzò le ricerche «Mimmo, tu aspetta Alpino, io e Oreste seguiamo le tracce fin dove arrivano»

 

Ernesto aveva raggiunto la stazione, le tracce fresche non ancora coperte dalla nevicata erano evidenti, c’era il segno della sciancratura di uno sci da esperto. “Ha aspettato nel buio che noi lo superassimo per salire sul veicolo. Perché Zeno non ha avvisato che qualcuno era sceso? Forse si è fermato all’attacco della prima? Per quale motivo? Oppure è qui in agguato?” Ritornò indietro con un’idea in testa e la paura di non farcela. Raggiunse Mimmo e l’aggiornò sui suoi sospetti, insieme scesero zigzagando tra gli alberi in direzione della cengia più larga, sotto al precipizio della curva dello strapiombo. La maschera per la visione notturna e la torcia in testa facilitavano notevolmente gli spostamenti. «Siamo sullo strapiombo — avverti Romano via radio — Le tracce si fermano qui» la tormenta non cessava, sperava in un segnale che potesse fare sparire l’ansia. Deglutì a fatica e si schiarì la voce. Ernesto si avvicinava lento al punto sotto di lui, vedeva solo un lumicino, come un faro per i marinai dispersi in mare durante un uragano. Era impossibile per i suoi compagni vedere qualcosa da lassù, il vento sputava fiocchi di neve ghiacciata fitta e intensa simile a una parete impenetrabile.

 

Il suo sci strisciò su qualcosa di metallico e abbassò gli occhi. Passò sopra di nuovo con la punta e avvertì il contatto con qualcosa di rigido. Si piegò sulle ginocchia per identificarlo meglio. Sembrava la punta di uno sci, lo liberò dalla neve che lo copriva ma era affondato come se fosse stato lanciato dall’alto. Alzò lo sguardo per vedere intorno e suppose di riconoscere poco più in là, l’altro. «Mimmo raggiungi quel punto davanti a me. Dimmi se quello è uno sci.» Mimmo eseguì trovando il secondo sci che faticò a estrarre «Non è molto lungo. È da sciatore poco esperto.» Puntò la torcia sulla neve con la speranza di riconoscere la tuta di Bastiaan color giallo fluorescente. Se anche una gamba o un braccio non erano sepolti, lo avrebbe visto.

 

E infatti lo vide a sei metri da lì, proprio sotto un mucchio di neve che si era accumulata come una montagnola lasciando scoperto parte del cappuccio. La sorpresa anziché scuoterlo lo aveva ipnotizzato, le labbra gli vibrarono ma non produsse alcun suono, Mimmo lo toccò sulla spalla vedendolo immobile con lo sguardo fisso. «l’ho trovato» disse con un filo di voce «eh? Cosa hai detto?» domandò l’altro sconcertato « L’ho trovato!» urlò a pieni polmoni.

Michela Santini