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Oreste che non si era mai separato dalla barella, perlustrò il bosco sotto alla pista trovando un percorso breve e coperto per raggiungere i compagni e recuperare Bastiaan. Alla radio, Ernesto aveva appena detto che l’uomo era ancora vivo anche se il respiro era debole così come il battito cardiaco. Dalla dry bag Mimmo aveva tirato fuori la coperta termica per assicurare il primo soccorso e la borraccia piena di tè caldo, quando Oreste arrivò sudato per la rincorsa. Bastiaan aveva subito reagito. Aprì gli occhi e quando riconobbe la voce di Ernesto sorrise appena «ti ha mandato Marzio?» domandò con un filo di voce «Sì, ha detto che devo sbrigarmi».

 

Romano si stava avvicinando al gruppo mentre comunicava via radio a Valter che avevano trovato Bastiaan quando il suono freddo e lancinante di uno sparo gelò ancora di più l’aria. Mimmo lo chiamò più volte con il suo apparecchio senza ricevere risposta. Si sentiva solo friggere. Ernesto era concentrato, gli occhi e le orecchie in allerta, pronto a riconoscere qualsiasi attività e d’un tratto vide muoversi una sagoma bianca che scivolava rapida tra gli alberi «Eccolo!» urlò e si lanciò aiutandosi con i bastoncini per prendere velocità. Raggiunse il terreno scosceso e in picchiata si infilò tra i faggi che costeggiavano la pista. Sfiorò più di una volta la corteccia ma non rallentò neppure di un secondo. L’altro uomo sfruttava la disposizione degli alberi per sparire alla vista e lo perse proprio quando pensava di averlo a tiro. L’istinto lo guidò all’esterno per nascondersi dietro un pilone della seggiovia.

 

Lo vide venire dalla sua parte a una ventina di metri più in basso. Sciava vigile ma lento, Ernesto proseguì imperterrito la sua corsa sfruttando il rumore dei cavi sopra le testa e giunto alle sue spalle, lo gettò a terra con tutta la forza che trovò cadendo anche lui per lo sforzo. Si sentì lo schianto degli scarponi che si sganciavano mentre i due corpi rotolavano. Lo sconosciuto tentò di aggredirlo brandendo un’arma ma Ernesto lo colpì disarmamdolo. L’altro fu veloce ad aggrapparsi alla sua gamba spingendolo di nuovo a terra e recuperandola. Si lanciò su Ernesto ormai esausto che fece appena in tempo a scansarsi per poi bloccargli la mano e serrargli la gola. Lo guardò in faccia e dietro la maschera sporca di neve riconobbe gli occhi di Lucio come sospettava. «Perché l’hai fatto Lucio? Perché hai sparato?».

 

Lucio immobile, come paralizzato, non avertì neppure che la stretta aumentava. Fece cadere il coltello e indietreggiò malfermo sulle gambe. «Io non ho fatto niente!» urlò con veemenza «ha fatto tutto lui… Io dovevo solo portare l’olandese a sciare» lo sguardo rabbioso tradiva il tono contrito delle parole. Poi senti un nuovo sparo e Lucio si arcuò in avanti come se avesse ricevuto un calcio alla schiena, vacillò e cadde di peso su Ernesto che non ebbe il tempo di reagire e indietreggiò con il corpo evitando di essere colpito a sua volta da un nuovo sparo che fendette l’aria. Solo in quel momento, con la tormenta improvvisamente placata, vide un uomo vestito di scuro, inginocchiato sulla neve a una trentina di metri alla sua sinistra che impugnava una carabina. Una carica di adrenalina gli permise di saltare dietro un albero per proteggersi e d’un tratto le luci dei fari e il rumore di un gatto delle nevi interruppero il tiro al bersaglio. L’uomo si rialzò, lasciò scivolare la carabina sulla schiena e partì in picchiata mimetizzandosi nell’oscurità della vegetazione.

 

Stanco, tremante e con lo sguardo di un uomo braccato era risalito raggiungendo Bastiaan già imbragato nella barella con la maschera dell’ossigeno in faccia. Romano era lì insieme agli altri ed Ernesto rimase sorpreso «hai la faccia di chi ha visto un fantasma, Alpino!» e rise schernendolo. Insieme a Mimmo, i due più forti, trainò la barella fino all’attacco della teleferica che scendeva a fianco della seggiovia. Sul gatto delle nevi aspettavano Valter con l’appuntato Allevi e il maresciallo Longo che ironizzava già sulla missione. Non piaceva a nessuno, neppure si suoi uomini.

 

«Ciao ragazzi, come state?» chiese Valter visibilmente sollevato vedendo soccorritori fermi a rifiatare alla luce dei fari prima di agganciare la barella con la carrucola e la sospensiva. Allevi consegnò un termos «abbiamo fatto preparare da Lollo del caffè caldo e ha già detto che rivuole il contenitore domani mattina» Il maresciallo sbatteva i piedi per il freddo, «è finito l’happy hour? Non sono venuto a gelarmi per portarvi il caffè. Per quello bastava Damiano» Ernesto disgustato gli girò la schiena «Scendo io con Bastiaan appena Mimmo e Romano hanno terminato le operazioni di aggancio», «ma tu hai visto tutto, chi informa i carabinieri?» gridò Oreste perché sentisse anche dalla teleferica «ho visto un uomo con la tuta bianca che fuggiva. L’ho inseguito ma l’ho perso. Poi ho sentito due colpi e l’ho visto cadere a terra. Gli ha sparato un killer professionista. Avrebbe ammazzato anche me se non foste arrivati» Longo lo sbeffeggiò «Pizzagalli come al solito si diverte a immaginare cose che non esistono» fu il suo commento. Ernesto si avvicinò pronto a litigare ma Allevi gli fece segno di fermarsi. Da lì poteva vederlo fissare il suo superiore con sguardo accusatorio e l’altro rispose a sua volta con espressione minacciosa ma il giovane non si fece intimidire «Scendo co l’Ernesto, lei può rientrá co l’auto de servizio», «se ricorda com se guida, si?» e gli mise le chiavi in mano deciso.

Michela Santini