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La mano
tremula
incide
pagine oscure
come arbusti secchi
graffiano
l’aria greve;
si vive
braccati
dagli istanti,
ma il verbo
è scettro
del desueto,
che sgretola
stigmi,
che disattende
scialbi
presagi
pendenti.
Il potere
del cenno
è neve
su palmi
di fanciulla
che,
scevra
d’angosce,
affronta
sola
e silenziosa
le milizie
del dolore.

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