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Ernesto raccontò dello scontro con Lucio e l’appuntato più ascoltava più spalancava gli occhi incredulo. «Cazzo…!» esclamò passandosi una mano in faccia esterrefatto «C’hai due coiombre così, Alpino» Ernesto rimase sorpreso per la familiarità e la confidenza che si stava prendendo quel ragazzo sempre molto abbottonato. Avrebbe potuto avere un figlio di quell’età se fosse corso dietro all’Alessia anziché stare a sentire sua madre.

 

«Ernesto, sai mantenere un segreto?» riprese Allevi «certo, che ti credi? …Non ti fidi? …Oh!?» Sollecitò il ragazzo tutt’a un tratto serio. Erano appena entrati in paese. Sembrava un villaggio del presepe così immerso nelle luci natalizie, un incanto. «No, no! Mi fido, cazzo! È del maresciallo che ti volevo parlare. Ma è una cosa molto seria. Ho sentito quello che ho sentito senza permesso. Se Longo lo sa mi rovina». Pizzagalli girò la testa un attimo per tornare subito a guardare la strada. Arrivato alla piazza, davanti all’albero di Natale, prese la salita a destra della chiesa e affrontò il breve tragitto ripido. Il motore del fuori strada era l’unico rumore nella notte.

 

Davanti casa vide un’altra macchina parcheggiata, fece manovra ed entrò nel cortile. «Non è il caso di dire niente finché c’è Mauro, chiaro?» ordinò al carabiniere scendendo dall’auto «Cos’è che non vuoi dirmi Alpino?» la voce di Mauro Cotton uscì da dietro le spalle lasciandolo come uno stoccafisso, «Mandi anche a te Ernesto» Pizzagalli ritrovò la lingua «Mandi… Hai saputo di Bastiaan? — l’altro confermò con la testa — Andiamo dentro, venite. Hai mangiato?» chiese al nuovo venuto. L’olandese ne aveva fatto un discreto padrone di casa, niente a che vedere con l’uomo scorbutico che vedeva nella cortesia l’arma per gli invadenti. «Ho portato le pizze surgelate di Gabor, mi serve solo un forno.» rivelò prendendo lo scaldino in macchina «anche le birre di Gabor?» chiese Allevi curioso «E certo! Ci mancherebbe» confermò l’altro «Chi è Gabor?» interrogò Ernesto. «Senti! Prima mangiamo così lo scopri, poi vi portiamo li, tu e Bastiaan Va ben

 

Due pizze e tre birre a testa avevano riempito le pance dei tre che ora se ne stavano seduti in salotto, con il fuoco nel camino. Ernesto accese anche l’albero altrimenti Bastiaan si sarebbe offeso. Marzio aveva mangiato a sufficienza e dormiva sulle gambe del suo padrone assorto nel racconto di Allevi sulle indagini al maresciallo Longo. «Ho fatto la leva a Bologna. Facevo la scorta a un giudice. Riconosco le domande che si fanno a un sospettato. Insomma… il maresciallo è stato interrogato come un indagato.» Si era sollevato in piedi, come in tensione, muoveva ogni muscolo del collo e delle spalle mimando la scena «Capite il bastardo? Mi ha ordinato di portare delle carte al sindaco per essere certo che non sentissi. Io invece mi sono messo dietro la porta. Se lui lo sa può farmi il verbale, trasferirmi e al diavolo la carriera. Mia madre mi spara».

Michela Santini