asero

CANTO TRISTE DELL’UOMO CHE PARTE, di Gregorio Asero

 

CANTO TRISTE DELL’UOMO CHE PARTE

Ecco io porto il mio vascello

oltre le secche di questo crudele mare

Gonfio le vele col soffio

del mio respiro sordo

affannoso

triste

 

Compagni che mi avete tollerato

io parto per un mondo incantato

Se avete cuore

girate le vostre spalle al mio desio

Io sono un vecchio

e solo i vecchi hanno il privilegio di morire contenti

Mi dico: può la morte compiersi prima del mio lavoro?

 

Uomini che combattono avversi numi

dai tuguri picchi si calano su rocce sporgenti

Il mio giorno finisce sotto una luna

insensibile e bugiarda

Mi ha ingannato con dolci parole d’amore

E’ tardi per me che cerco un mondo novello

 

Uomini fatemi spazio

che passo col carico del mio dolore

E voi seduti su comode panchine

guardate il triste processo

 

Molto ho perduto e molto mi resta

I gorghi del mare aspettano un corpo che affondi

per toccare le isole infinite

 

Eroici cuori affranti dal fato

ma duri a morire

lottate per non cedere mai

Io parto

.

gregorio asero

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