gatto-marzio-2446009599447229703.

Uscì di casa e cominciò a correre per sfogare tutta l’adrenalina e la tensione che aveva accumulato in corpo in quegli interminabili minuti. E poi c’era Alessia nella sua casa ventitré anni dopo quella notte. Non osava neppure guardarla negli occhi. In meno di sei mesi aveva visto morire due uomini, era scampato alle aggressioni di due assassini e ne aveva disarmato uno in casa sua, ma non era in grado di guardare una donna negli occhi, la stessa donna che sognava di riavere nella sua vita. Senza mai rallentare raggiunse il ruscello e si fermò solo dopo aver corso su tutti i ciottoli che ricordava bene anche al buio, e ripercorse la strada al contrario.

 

Quasi davanti casa riconobbe la figura che lo stava aspettando, avvolta nella luce proveniente dall’interno. Lei vide una sagoma avvicinarsi e non sapendo con sicurezza chi fosse, incerta indietreggiò di un passo fino a che lui non entrò nel suo cono di luce «Ernesto!?» sembrava più atletico e tonico di come lo ricordava, poteva vedergli le spalle larghe e il collo possente, che unito al gesto coraggioso di poco prima, lo rendevano più attraente, e in lui quell’indole indomita e genuina che le era piaciuta subito, anziché affievolirsi era diventata addirittura più selvatica.

 

«C’è una cosa che non sai…» non aspettò che rifiatasse «Ciao, dimmi, cos’è che non so? Una cosa che non mi hai mai detto?» si appoggiò al tronco di una betulla tentando di nascondere il suo imbarazzo con una postura da macho che lo fece sentire subito fuori posto. Si asciugò il sudore sulla fronte con la manica e respirò profondamente. Alessia si coprì meglio con il poncho in lana sopra alla giacca e tentò di parlare tutto d’un fiato cercando il suo sguardo e mascherando l’eccitazione che la scaldava nel percepirlo così sicuro di sé da non doverlo esibire. «Il padre di Damiano non è il suo vero padre. Quando l’ho sposato, Damiano era già nato.» Lui la guardò intensamente come fosse ancora lì, distesa sul suo tappeto, ora sporco del sangue di Tabor. Quella notte sua madre assisteva la nonna in ospedale e Alessia aveva bussato. Alpino l’aveva fatta entrare, avevano parlato quasi due minuti e poi lui le aveva afferrato i fianchi… «Mio padre ha raccontato molte frottole, io ero giovane e tu non sembravi…» deglutì, aspettò che lui continuasse ma non lo fece, la guardava incantato e non reagiva. Sospirò delusa, girò su se stessa e riprese il sentiero per rientrare in casa. Ernesto si domandò cosa significasse quel discorso. «Che vuol dire che era già nato? E Damiano allora di chi è figlio?» disse a voce alta perché lei sentisse. Le vide una strana luce nello sguardo e poi sparì dentro casa.

 


Ernesto era più confuso di quando era uscito. Superò il passaggio segreto e raggiunse la casa fantasma. Marzio girava li intorno a caccia di qualche insetto da torturare e saltava tra la neve e i ruderi quando la piastrina nel suo collarino s’illuminò. Fu allora che l’uomo vide la lucina gialla saltellare nel buio intorno alla veranda. Capì in quel momento cos’era il fantasma che aveva spaventato Bastiaan. La sorpresa non gli piacque affatto. Questo significava che il microfilm si era attivato per qualche motivo. Passò davanti alla vecchia porta della casa. In primavera sarebbe stata abbattuta per diventare un’abitazione nuova e moderna che avrebbe cancellato per sempre l’antica dimora ormai cadente che era abituato a osservare. La cosa positiva era che il suo amico Bastiaan avrebbe finalmente avuto la sua casa dei sogni e sarebbe diventato il suo vicino preferito.

 


D’un tratto la porta si mosse leggera a causa di un’improvvisa folata di vento e Marzio rizzò il pelo e la coda arcuando la schiena ed estraendo le unghie. Minacciò con un sibilo la presenza che avvertiva solo lui. Ernesto si voltò di scatto guardandolo spalancare la bocca e mostrare i denti con le orecchie appiattite all’indietro, soffiava furioso pronto ad attaccare «Marzio che ti succede? Non avrai mica visto un fantasma? Andiamo dai! Torniamo a casa da Bastiaan, è arrivato il momento di raccontargli tutto» infilò le mani nella felpa verde con cui era uscito, il giaccone lo metteva solo se la temperatura scendeva oltre i dieci gradi sotto zero ma sentiva inspiegabilmente più freddo del solito in quel momento, e si diresse verso casa. «Le donne… — mormorò — Non sono mai stato bravo a tenermene una, le ho sempre allontanate, adesso cosa faccio?»
Marzio restò immobile, in posizione di minaccia sibilando allo spettro che si mostrò solo in quel momento. Un’entità come luce bianca gelatinosa apparve davanti alla porta e il gatto lentamente si acquietò fino a girarsi sulla schiena «Così quel testone di Alpino te l’ha dato un nome!? È anche un bel nome» Marzio miagolò felice nel riconoscere il vecchio amico. «Resterò qui ancora per un po’. La montagna sta bene anche senza di me, invece il tuo padrone avrà bisogno di aiuto e sento che in questa casa ci sono ancora dei segreti non svelati» vibrò intensamente alcuni secondi e poi sparì. Marzio si sollevò seduto sulle zampe posteriori, mosse baffi e orecchie in ascolto e infine sollevò una zampa in segno di saluto. «Miao»

THE END

Michela Santini