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“Esodare” il Papa?, Dario Fornaro

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La casistica che ha innescato e poi alimentato una sorta di “reazione di rigetto” nei confronti di Papa Francesco è ormai vasta e variegata. Più come accozzaglia di pretesti – alla luce del ..tutto fa brodo polemico – che come  repertorio  di ragionevoli e ragionati dissensi quanto a “governance” della Chiesa e conseguenti rimandi di natura teologica.

In sostanza, accanto ad un ragguardevole popolo cattolico confidente nella nuova figura del Papa venuto da lontano, si sono da subito distinti e raggruppati quelli che, in altri contesti, verrebbero catalogati come soliti, irriducibili “malpancisti”, nonché, a seguire, quelli d’alto bordo politico-mediatico (e curiale), che, oltre ad esprimere generico  dissenso, si sono  dedicati a rendere difficile, nei modi più vari e traversi, la vita di Francesco e perfino la sua permanenza al soglio.

Enfasi romanzesca? Può darsi, me lo auguro.

Ma dopo il “gran gesto”, inaudito e drammatico, di Benedetto XVI, l’ipotesi, sia pure estrema, di un “Papa a termine”, potrebbe esercitare, in certi ambienti e in certe congiunture, un fascino lucidamente tentatore. Difficile da pilotare e ovviamente immorale, ma non più impossibile, porre in essere un meccanismo occulto di stress psicofisico, con isolamento istituzionale progressivo, tale da poter schiantare, in prospettiva, la persona più temprata ai pesi e alle responsabilità di governo.

La preoccupazione, qui tagliata con l’accetta, non è del resto inedita ancorché formulata, o lasciata trasparire, con le dovute cautele.

Rimando, tra i contributi più recenti, al denso, drammatico articolo di Marcello Neri  (“Un papa che divide per aiutare il suo popolo a tornare Chiesa”) sull’ultimo fascicolo  (5/19) deIl Mulino e, per la cronaca più acuminata, al “pezzo” di Alberto Meloni (“Gli avvoltoi del Vaticano / La solitudine di papa Francesco”) su Repubblica del 3.12 us.

Per quanto si può comunque arguire, ed auspicare, la quercia italo-argentina resiste ancora impavida ai venti delle polemiche e alle brezze assassine delle insinuazioni.

Né sembra turbata dall’agitarsi del Capitano di turno e di ventura che ambisce presentarsi, felpa e decorazioni, al cospetto del Papa, con la stentorea dichiarazione: “Santità, porto e schiero ai vostri piedi l’Italia di Medjugorje”.

In questo clima, nel formarsi e “contarsi” di fazioni pro o contro, riescono persino a sorprendere interventi come quello di Vittorio Messori, nume tutelare dell’editoria pop-cattolica, che (La  Stampa del 10.12 , a cinque colonne) riesce a concludere l’articolazzo sul Papa (“Messori: questo Pontefice dovrebbe tutelare di più la fede”) con la battuta eduardiana “A’ da passà a nuttata”.

A tenore d’articolo il pensiero del Messori sembra  piuttosto chiaro.

Salvo il classico “sono stato frainteso” che però tarda a venire.