Il Guggenheim di New York approda nelle sale di Palazzo Reale a Milano con 50 opere della collezione Thannauser, cioè del lascito che Justin K. Thannhauser fece nel 1963 al museo newyorkese. Insieme al padre, Heinrich Thannhauser, ricco ebreo bavarese e gallerista a Monaco di Baviera ad inizio ‘900, riuscirono a portare nella loro galleria d’arte le più importanti opere di impressionisti e post-impressionisti come Monet, Degas, Cezanne, Van Gogh e Rousseau, ma anche quelle dei talenti emergenti di quegli anni, come Picasso.

Nel 1937 la galleria Thannhauser fu costretta a chiudere in seguito alla persecuzione nazista contro l’”arte degenerata” e Justin iniziò a vagare per l’Europa con la famiglia per sfuggire al nazismo. La sua collezione venne depredata di parte dei quadri, rubati o distrutti dalle bombe. Dopo varie peripezie, la famiglia Thannhauser riuscì ad approdare a Manhattan, con la parte di collezione rimanente, che verrà poi donata al Guggenheim una ventina di anni dopo.

Curata da Megan Fontanella, curatrice di arte moderna al Guggenheim, l’esposizione milanese si apre con i principali interpreti del periodo impressionista: troviamo subito due dipinti di Pierre-Auguste Renoir: Donna con pappagallino (1871) e Natura morta: fiori (1885) accanto a due tele di Edouard Manet: Davanti allo specchio (1876), uno dei dipinti più importanti della collezione, dove il pittore ritrae una donna di spalle con il corsetto semiaperto, e Donna col vestito a righe (c. 1877-1880), esposta dopo un accurato restauro che ha rivelato il vero colore blu-viola dell’abito. E ancora Georges Seurat con tre piccoli quadri a tema rurale realizzati tra il 1882 e il 1883: Contadine al lavoro, Contadino con la vanga e Contadina seduta nell’erba. Di Claude Monet è esposto il bellissimo, Il Palazzo Ducale, visto da San Giorgio Maggiore (1908), donato al Guggenheim da Hilde Thannhauser.

A Paul Cézanne è dedicata una sala con sei opere, tra cui due paesaggi, Dintorni del Jas de Bouffan (1885-1887) e Bibémus (1894-1895), luoghi nei dintorni della Montagna Sainte-Victoire, dove l’artista aveva affittato un capanno per dipingere in solitudine, e due nature morte, Fiasco, bicchiere e vasellame (c. 1877) e Piatto di pesche (1879-1880); la tela di Cézanne che più colpisce il visitatore è indubbiamente Uomo con le braccia incrociate (c. 1899), acquisita dal Guggenheim già nel 1954. Tre le sculture in bronzo di Edgar Degas, Ballerina che avanza con le braccia alzate, Danza spagnola e Donna seduta che si asciuga il lato sinistro, affiancate ad un altro bellissimo bronzo, Donna con granchio di Aristide Maillol.

A seguire troviamo Paul Gauguin col meraviglioso paesaggio Haere Mai del 1891, dipinto a Tahiti, paradiso lontano che aveva affascinato molti contemporanei dell’artista. Chiude la parte dedicata ai grandi di fine Ottocento Vincent van Gogh con tre opere: Le viaduc (1887), restaurato nel 2018 a cura del Guggenheim; Paesaggio innevato (1888) e l’incantevole Montagne a Saint-Rémy (1889), ormai lontana da influenze impressioniste.

Il percorso espositivo prosegue, sviluppandosi secondo un ordine cronologico, con opere legate ad altre correnti pittoriche. Tra esse, Mucca Gialla (1911) di Franz Marc, con l’esaltazione dei colori rispetto alle forme, che apre la strada all’espressionismo; poi i Giocatori di football (1908) di Henry Rousseau, pioniere dell’arte naïf, tela in cui la partita di football si svolge sullo sfondo di un bosco immaginario; quattro dipinti di Georges Braque, che introducono il movimento cubista, Paesaggio vicino ad Anversa (1906), Chitarra, bicchiere e piatto di frutta su un buffet (1919), Teiera su fondo giallo (1955) e Natura morta (1926-1927); troviamo ancora Robert Delaunay con l’opera La città (1911), presentata a Monaco nel 1911 alla prima mostra del Cavaliere Azzurro organizzata proprio da Thannhauser, Vasily Kandinsky, con Montagna blu (1908-1909) ed Henri Matisse  con Nudo, paesaggio soleggiato (c. 1909-1912).

Il gran finale è tutto dedicato a Pablo Picasso. Grande amico di Justin Thannhauser, fu certamente l’autore più presente nella galleria d’arte a Monaco.

La mostra presenta ben tredici opere di Picasso, comprese in un  periodo che va dal 1900 al 1965: Le Moulin de la Galette e Il torero (1900)Al Caffè e Il quattordici luglio (1901), opere giovanili dell’artista, realizzate durante il primo soggiorno a Parigi; Fernanda con la mantella nera (c. 1905) che rimanda ai contemporanei fauves; Donna in poltrona (1922), composizione ispirata alla statuaria classica; la celebre e bellissima Donna con i capelli gialli (1931), ritratto di Marie-Therese Walter, nota modella francese che fu una delle amanti dell’artista; ed ancora due nature morte, Natura morta: fruttiera e caraffa (1937)Natura morta: frutti e vaso (1939); poi Giardino a Vallauris (1953)Due piccioni dalle ali spiegate (1960) e, in conclusione, L’aragosta e il gatto (1965), che rappresentò il regalo di nozze di Picasso ai coniugi Thannhauser, come possiamo evincere dall’affettuosa dedica riportata dell’artista sulla tela.

La mostra è visitabile fino al 1° marzo 2020 ed è accompagnata da un pregevole catalogo Skira, di dimensioni abbastanza contenute e prezzo accessibile.