[…] a te che vai
persona semiviva tra due gorghi
tra passato e avvenire giunge al cuore
la freccia dell’anno… e all’improvviso
la fiamma della vita vacilla nella mente.
Luzi, Epifania.

Vedi, io vivo. Di che? Non l’infanzia e neppure il futuro
diminuiscono… Esorbitante esistenza
mi scaturisce dal cuore.
Rilke, Nona Elegia Duinese

Due modi di descrivere il cammino umano, due modi di definire l’epifania, tra dubbi e sofferenze.

Ma verso dove ?

La ricerca di un brano che celebri l’Epifania, Luigi Maria Corsanico l’ha conclusa scegliendo questa poesia di Luzi quanto mai adatta al nostro tempo fra le centinaia scritte sull’argomento.

Non un briciolo di retorica né di nostalgia per figure mitologiche – normalmente barocche nei dettagli e nelle tonalità cariche di colori – dei Re Magi e di tutto lo scenario in cui si svolge il racconto.


Luzi è sceso nel cuore della storia comune dell’uomo, del suo cammino, percosso da fremiti di “morte e di speranza”, con la sua anima compagna “fedele e inavvertita ” che si sveglia e fiuta “semi che morivano, grani che scoppiavano”, in un presagio, oggi più incalzante che mai, di un futuro sempre più incerto.


Ma nella poetica di Luzi, dove brilla la luce della grazia divina, si accende la speranza di bivacchi umani “più vividi che astri”, che aiuta a non temere questi tempi di “mutazione” a tenere” le mani ferme sulla fiamma”.


È l’invito-esortazione di un uomo agli uomini, di uomo sensibile alla fede, che tuttavia non può fare a meno di rilevare quanta polvere si solleva lungo il cammino umano, una polvere che spesso rischia di farci perdere le tacce del cammino stesso.


È questo uno dei video più eleganti che Luigi abbia realizzato, sia per l’immagine scelta sia per averla presentata in bianco e nero in una tonalità di grigio che va via via definendo con incisività le figure.
Questo sotto il profilo della forma.


Sotto quello della sostanza, rimane questa sensazione di eleganza che la vista ha appena notata.


E infine c’è la voce di Luigi: in questo video, che si ammira come un albero snello che stende intorno rami, foglie, radiche sotto cui noi troviamo riparo, la sua voce non appartiene, né alla forma né, apparentemente, alla sostanza, ma è dell’albero la linfa, gli permette di distendere i suoi rami far germogliare le foglie, farlo radicare nelle nostre coscienze.


Voce quella di Luigi che non appartiene dunque alla forma né alla sostanza, ma alimenta l’esistere di entrambe.


Marcello Comitini

Notte, la notte d’ansia e di vertigine
quando nel vento a fiotti interstellare,
acre, il tempo finito sgrana i germi
del nuovo, dell’intatto, e a te che vai
persona semiviva tra due gorghi
tra passato e avvenire giunge al cuore
la freccia dell’anno… e all’improvviso
la fiamma della vita vacilla nella mente.
Chi spinge muli su per la montagna
tra le schegge di pietra e le cataste
si turba per un fremito che sente
ch’è un fremito di morte e di speranza.
In una notte come questa,
in una notte come questa l’anima,
mia compagna fedele inavvertita
nelle ore medie
nei giorni interni grigi delle annate,
levatasi fiutò la notte tumida
di semi che morivano, di grani
che scoppiavano, ravvisò stupita
i fuochi in lontananza dei bivacchi
più vividi che astri. Disse: è l’ora.
Ci mettemmo in cammino a passo rapido,
per via ci unimmo a gente strana. Ed ecco
il convoglio sulle dune dei Magi
muovere al passo dei cammelli verso
la Cuna. Ci fu una ressa di fiaccole, di voci.
Vidi gli ultimi d’una retroguardia frettolosa.
E tutto passò via tra molto popolo
e gran polvere. Gran polvere.
Chi andò, a chi recò doni
o riposa o se vigila non teme
questo vento di mutazione:
tende le mani ferme sulla fiamma,
sorride dal sicuro
d’una razza di longevi.
Non più tardi di ieri, ancora oggi.