Dalla frutta all’olio al vino, tutti i settori penalizzati dall’economia stagnante

Prezzi: 1 prodotto alimentare su 4 acquistato

in promozione, nei campi è deflazione

E il caro petrolio aggrava ulteriormente la situazione con effetto valanga sulla spesa

“La frenata dei prezzi è il risultato di una spirale recessiva con consumi stagnanti che penalizzano l’economia e l’occupazione. Un prodotto alimentare su quattro viene acquistato in promozione con l’obiettivo di cercare il risparmio e ridurre i costi del carrello della spesa, con effetti evidenti sul contenimento dell’inflazione. Risultato: nei campi è deflazione in tutti settori, dall’olio extravergine di oliva al vino fino alla frutta che nel 2019 è stata pagata agli agricoltori fino al 30% meno rispetto all’anno precedente al di sotto dei costi di produzione”.

Così il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco nel commentare la ricerca da parte dei consumatori di prezzi sempre più bassi anche facendo lo slalom nei punti vendita, cambiando negozio, supermercato o discount, ma anche sperimentando canali alternativi come gli acquisti di gruppo, quelli on line o dal contadino. Ecco perché accanto alle formule tradizionali si sono moltiplicate e differenziate le proposte delle diverse catene per renderle meno confrontabili tra loro e più appetibili ai clienti: dalle vendite sottocosto che devono seguire regole precise ai buoni spesa.

Tra i prodotti alimentari venduti in offerta più frequentemente ci sono quelli simbolo della dieta mediterranea che non possono mancare dalle tavole degli italiani e hanno quindi un effetto calamita sui clienti: dall’olio di oliva alla pasta, dalle conserve di pomodoro ai vini fino alla frutta.

Un onere che spesso ricade sui fornitori per effetto delle distorsioni e delle speculazioni che si verificano lungo la filiera a causa degli evidenti squilibri di potere contrattuale. Il risultato è che per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti meno di 15 centesimi in Italia vanno a remunerare il prodotto agricolo mentre il resto viene diviso tra l’industria di trasformazione e la distribuzione commerciale.

Ad aggravare la situazione si aggiunge l’impennata del costo del petrolio e il conseguente rincaro dei carburanti a causa delle tensioni tra Usa e Iran con il risultato di un effetto valanga sulla spesa con un aumento dei costi di trasporto oltre che di quelli di produzione, trasformazione e conservazione.

“Una situazione che ha effetti diretti ed immediati sulla vita dei cittadini poiché l’aumento è destinato a contagiare l’intera economia. – ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Rampazzo – Se salgono i prezzi del carburante aumentano i costi per le imprese mentre si riduce il potere di acquisto con meno risorse da destinare ai consumi. A subire gli effetti dei prezzi dei carburanti è l’intero sistema agroalimentare dove i costi della logistica arrivano ad incidere dal 30 al 35% sul totale dei costi per frutta e verdura”.

Gli shock energetici, infatti, aggravano un deficit logistico ed energetico che è necessario recuperare investendo su fonti alternative e sbloccando le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti sia livello nazionale che con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo.

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