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L’esistenza non è un telequiz con tanto di audience e montepremi.
Lungo e assai impervio è il cammino per avvicinarsi all’essenza delle cose e, nonostante ciò, a me pare non ci sia arrivato ancora nessun demiurgo.
Nemmeno le divinità posseggono spiegazioni e si supportano col mistero.
Menti illuminate si interrogano sull’esistere, su ciò che è giusto, su ciò che è sbagliato.
Il fatto è che non c’è – ancora oggi, dopo millenni – un sapere condiviso: questo la dice lunga. Smentisce anche il giusto e lo sbagliato, buona educazione a parte. 

Con l’educazione c’è il rispetto – tanto degli esseri viventi quanto di regolamenti comuni – che resta un fondamento necessario per l’intera comunità.

 

Io mi distacco orgogliosamente da chi espone le proprie conoscenze col baluardo del vanto.

Credo – ahimè sono ferma e decisa – abbiano dato valore solo al sapere accademico (che è gran cosa) a scapito dello spessore umano.

 

Il privilegio è nell’anima di ognuno di noi, che andrebbe coltivata con una grande cura, perché – alla fine di tutto – il prendere con sé (comprendere), il capire, il condividere, l’intelligenza e le facoltà umane non si studiano, né si studieranno mai.

Sono doti innate, sfaccettature che compongono e delineano la reale forma del nostro essere individui.

In aridità – al contrario – c’è chi mi sembra aver conseguito veri e propri corsi di specialistica e, con l’esperienza, ho sempre meno dubbi a riguardo.

Coloro cui piace piacere, ho visto bene, sono coloro che non si piacciono da soli, sono figure languide com’è languido un circo prima o dopo ogni spettacolo. Così avrebbe detto Ungaretti.