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Bisogna imparare anche a stare soli, ma con serenità, senza auto punirsi perché i nostri legami sono falliti: senza fuggire, senza cercare rifugio da una storia all’altra, almeno dedicando il tempo necessario alla ricostruzione di un sé che è stato pressoché distrutto.

Bisogna imparare a volersi bene, senza sensi di colpa, senza doveri imposti, senza essere moralmente dipendenti dal resto del mondo e dedicandosi tempo prezioso.

Certo non è facile lasciarsi alle spalle fallimenti affettivi, né legami abusanti, però dobbiamo dirlo – volendolo – si può ripartire e ci si può ricostruire migliori.
Confrontarsi con degli specialisti, indagarsi è la sola cosa da fare in certi casi.
Soprattutto quando non sono stati ancora definiti i nostri confini e non ci siamo risanati completamente – come persone – dovremmo evitare qualsiasi ulteriore rapporto (per il nostro e per l’altrui bene).

Mentre ci domandiamo “Come è potuto succedere a me?” ricordiamoci che nessuno è invulnerabile: l’abuso emotivo è dietro l’angolo per tutti. Ingenuamente – e direi anche con quel quid di presunzione – ci sentiamo superiori a qualsivoglia condizionamento.
La realtà dei fatti ci smentisce, tutti siamo dei soggetti a rischio manipolazione, basterebbe pensare all’influenza della pubblicità la quale, subdolamente, ci spinge a comprare di tutto. Ecco, i narcisisti – sia uomini che donne – sono abilissimi nel vendere.

Tutti gli esseri umani, anche il più forte, hanno una fragilità: cadere in trappola è un nanosecondo; così certi rapporti arrivano ad essere venefici, riducendo la nostra autostima pressoché nulla.

Ricordiamo che i narcisisti detengono tecniche infallibili e, più o meno consapevolmente, le usano a scapito nostro: loro devono affermarsi, proteggersi e difendersi perché sono più fragili.

Ci troviamo con costoro che attuano sistematicamente e intenzionalmente stratagemmi atti a farci sentire in torto, negano responsabilità, camuffano intenzioni, idee e sentimenti attribuendo tutto a noi, non senza una notevole aggressività (malcelata).

Ecco che entra in gioco la proiezione. Conseguenza della loro proiezione è un lancio di fango sulla vittima che – nel caso della triangolazione – peggiora la sua condizione trovandosi realmente fra l’incudine e il martello.
Ne scaturisce una confusione mentale capace di mescolarne le emozioni – felicità e disperazione, accettazione e rigetto, gioia e rifiuto – una sorta di intermittenza deleteria che rende traumatica ogni situazione.

Ci si sente come calati dentro ad un dramma e, pur di evitare il dramma, è la vittima stessa a prestarsi agli atteggiamenti abusanti rinunciando al sé.

L’inevitabile fine – che è in verità una vittoria, una liberazione – appare quale fallimento.

Ci si sente screditati, sminuiti, insultati nell’intelletto, traditi, delusi tanto che ci sembra abbiano distorto la nostra realtà, infangato e insozzato il nostro animo. Hanno distrutto le nostre certezze, ci hanno privato di ogni caposaldo.

Ecco che cerchiamo una motivazione, che però non c’è, così scorre un tempo nel quale ci obbligano a “farcene una ragione”. Tutto – in verità –  è complesso, difficile, discordante e, essendo un trauma velato, ci sentiamo ancora più feriti.

Sfiduciati, proviamo un senso di vuoto interiore e ci isoliamo, arrivando a dissociarci per autodifesa. La dissociazione ci conduce verso l’intorpidimento emotivo dal quale è molto difficile uscire. A furia di reprimerci, ci siamo come anestetizzati parti fondanti del nostro sé che – invece –  dovremo recuperare quanto prima possibile.

Un tecnico della materia psicologica ci può aiutare, di solito, a questi livelli, siamo arrivati anche a somatizzare e, in seguito, capiamo che il nostro corpo ci sta inviando segnali.

Pur di negare a noi stessi un vissuto che ci ha inflitto patimenti, rimuoviamo. Addirittura propendiamo a vedere quale figura angelicata colui – o colei – che ci ha inflitto tali pene.
Per non guardare direttamente il male subito, scevro dal resto.

Lasciarsi abbindolare da chi manipola, nel tempo, dalle belle parole e dalle lusinghe che ancora ci offre è farci nuocere ancora, significa lasciare che ci distrugga la vita irrimediabilmente.

Qui scatta la trappola peggiore: ci si sente quasi responsabili, si prova nostalgia e questo ci riporta al passato negandoci il giusto recupero. Una sorta di auto – sabotaggio: le vecchie foto, i ricordi, la ricerca dell’ex significano solo procurarsi altre dosi di dolore.
Ricomporre una storia, dopo essere stati rifiutati, o – in alternativa – avvicinarsi a gente anaffettiva, è la maniera più ovvia per continuare a perpetuare l’errore di sentirci irrisolti e colpevoli. Ecco perché c’è bisogno di stare un po’ soli: per guardare dentro noi stessi e diventare delle persone completamente risolte, perché se non ci si vuole bene non si può vedere cosa ci stanno facendo gli altri. Non obiettivamente.

@lementelettriche

[Spunti e riflessioni dopo letture su testi di Jung e varie fonti, quali Psicoadvisor]