Trilogia Poetica di Maria Rosa Oneto

Par che sia vita

Non si sente amore
tra le squallide
braccia dell’inverno.
Stretta ad un maglione sbiadito
proteggo il cuore
e quel senso di finito
che mi alita attorno.
Sto accanto
al camino
che crepita adagio
novelle scritte
per caso.
S’alza un fumo
leggero
che è cipria grigia
tra le pagine
di un libro.
Il vecchio salice
ripiegato a terra
piange
senza essere capito.
Alla tenerezza
del meriggio
chiudo gli occhi
e par che sia vita!

Muri di casa

Mi guardo allo specchio
e non riconosco più
chi sono.
Ha perso lo sguardo
i fili d’oro
che intrecciavano
una gioventù
allegra.
Malinconica,
la faccia gonfia
e smarrita.
La bocca chiusa
in un segreto
oltraggio.
Non ho più voce
per cantare,
né si fa voglia
l’apatia chiusa
in gola.
Tristemente,
parlo sottovoce
allo specchio
e ciò che mi
rimanda indietro
è una donna ferma
al tempo dell’infanzia.
Non so più ritrovarmi
nel desolante
stridio di giorni
ripetuti all’infinito.
Ho perso il conto
di chi avrei dovuto
essere: maga,
incantatrice
di serpenti,
attrice di teatro
sul viale del tramonto.
Bevo
un goccio di rugiada
e son germoglio
senza stelo
aggrappato
ai muri di casa!

Se l’amore…

Se l’amore chiama,
tu, non rispondere.
Lascialo gridare
e percuotere gli alberi
come un povero
ubriaco
dalla vista annebbiata.
Se l’amore,
supplica invano
le tue mani,
tienile serrate,
come se la morte
l’avesse già
inchiodate.
Se l’amore ti
desidera con furore,
tu, non ci pensare.
Passa oltre,
dove nessun
intralcio potrà ledere
la bellezza
del tuo nobile
sentire!

Maria Rosa Oneto

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