Lucio avrebbe girato intorno al tavolino del bar come una trottola, tutto la sera. Suo padre non avrebbe ascoltato una parola di quello che gli avrebbe detto a proposito di Claudio. Suo fratello era sparito da quando, ore prima, avevano picchiato Dante.
Quella stessa mattina, i gemelli sarebbero stati visti aggirarsi tra gli scaffali del supermarket, rubare un sacchetto di biscotti e sfilare un pacchetto di sigarette dalla tasca posteriore dei jeans, di un tizio alla bilancia. Poi sarebbero usciti ridacchiando, sotto gli occhi divertiti della commessa.
Poco dopo, il carrello pieno del signor Colonna, sarebbe rimbalzato e rotolato giù, correndo tutto sgangherato fino all’incrocio. Un furgone per evitarlo, sarebbe finito sulla carreggiata opposta, investendo una donna in bicicletta e scontrandosi con una Panda. Dietro, il bus del centro disabili sarebbe slittato sull’olio di una lattina, ribaltandosi nel fossato.
«Mi ha raccontato che sono stati i gemelli», avrebbe spiegato poco dopo un tizio al sovrintendente Antonelli, che era risalito dall’incrocio incidentato, con in mano il manico storto di un carrello. «Orazi inizia i rilievi, poi andiamo a cercarli».
Finita la scuola, Claudio sarebbe scivolato giù dal dirupo, aggrappandosi alle erbacce che ricoprivano la roccia. Non avrebbe resistito più di venti secondi, precipitando dieci metri più in basso. Poco dopo, Orazi avrebbe guidato l’auto lungo la strada provinciale e avrebbe superato Dante, con il cappuccio calato sugli occhi, la felpa e i jeans sporchi di terra e la manica macchiata di sangue.
Claudio sarebbe arrivato all’ospedale, in gravi condizioni, solo il mattino seguente. Suo padre avrebbe scoperto nuovi motivi per odiarsi.

«I gemelli non li raddrizzate più. Sono marci dentro», lo studente deglutì a fatica, senza mai alzare lo sguardo e mostrando i pugni chiusi. Il preside li aveva indicati con il dito quella mattina, «attento a quei due, agente. Memorizzi le loro facce, perché renderanno la vita dura a tutti, in città». L’agente scelto Orazi, li aveva guardati con disgusto. Erano identici, tranne che per un particolare: Claudio aveva mezza faccia gonfia di botte.
Nello stesso momento, il signor Colonna a passo lento e instabile, spingeva a fatica il carrello fino al supermarket, per la spesa della settimana.
«Dante è un dio a cavallo della sua nuova bici», esclamò adorante una professoressa, poi sfuggì lo sguardo sprezzante dell’agente, fissandosi le scarpe per tutta la lezione. «Lo scopo di questi incontri è insegnare che la violenza è sinonimo di paura. Una richiesta di aiuto», commentò il sovrintendente Antonelli, che fino a quel momento, aveva ammazzato il tempo torturando la penna a scatto. Un attimo di confusione, e i gemelli erano scappati dalla lezione anti bullismo.
Il signor Colonna si vide strappare il carrello dalle mani, poi spintonato, crollò sul marciapiede. «Brutti pidocchi, aspettate che lo venga a sapere quell’ubriacone di vostro padre!». Gridò dopo aver visto il suo carrello gettato giù per il pendio.
Claudio non la smetteva più di parlare di quella bici. Suo padre, la sera prima, gli aveva mollato due pugni in faccia. Così suo fratello Lucio dopo la scuola, prese a sassate Dante, che gli saltò addosso, riempiendolo di lividi. Claudio ne aveva approfittato, scappando sulla Mountain bike verde brillante.
Un’ora dopo, Orazi inserì la retromarcia e si affiancò a Dante. «Ci tieni a tuo nonno?». Il ragazzo smise quasi di respirare «perché?» Antonelli voltò appena la testa «i gemelli… si è fatto qualche graffio, niente di grave». «Dove hai la tua nuova bici?», chiese. «Me l’ha rubata quello stronzo di Claudio, ma quando lo trovo, l’ammazzo», e si sfregò gli occhi lucidi con la manica. «L’ho comprata con i soldi guadagnati al rifugio, quest’estate». Si sfogò Dante, tormentando i laccetti del cappuccio.
Claudio pedalò a tutta birra, diretto al bosco, appena dopo la chiesa. Don Michele lo vide passare e si fece il segno della croce. Si lanciò in picchiata sul primo sentiero e prese la curva senza tirare i freni. Scavalcò i sassi con un grido di esaltazione, avvertì gli ammortizzatori reggere il colpo, poi spinse sui pedali con tutta la forza che aveva nelle gambe per provare l’ebbrezza della velocità sul percorso ancora più rischioso. Quasi vicino al bivio tirò i freni che si bloccarono. Frenò ancora e cedettero. Lanciato verso il burrone, mise entrambi i piedi a terra, colpì i pietroni, che non si mossero, le caviglie nell’impatto si spezzarono, ma l’adrenalina gli impedì di avvertire il dolore. Scivolò a terra sul fango. Senza casco, colpì il terreno smosso e la nuca rimbalzò più volte. La bici si incagliò tra le radici nodose delle betulle. In preda al panico, urlò con tutta il fiato in gola.
Disperato, Lucio chiese aiuto a Dante. Era notte quando iniziarono le ricerche. All’alba, lui e Orazi trovarono la bici, e nel dirupo, grave ma vivo, Claudio.

Michela Santini

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