di oche e di cigni

Dopo tutto ci sono le papere nell’arca
_ ne prendo atto malvolentieri _
e, si sa, con le papere non si ragiona.

Poi, io che vedo un cigno, faccio fatica
_ vogliamo paragonarlo alle papere? _
così divento pietra e mi chiudo l’antro.

Una magia la posso fare, ne ho potere
_ coccodrilli papere cigni e il domatore _
perché seguire mogia patriarca ed arca?

E’ ch’io sola sono me e il mio pensiero
– la ménte non mente, abracadabra –
mancava solo uscisse una gran capra!

Era degli inferi gran ninfa, Ade l’amava
_ per gelosia di Persefone Mente fu menta _
ma la mia piantina non è menzognera.

La capretta ignorante è priva di valore
_ s’è accaparrata la storia senza onore _
e il cigno, testa alta, impavido alla ribalta.

Roccia ancestrale, pietra dura a levigare
— nella vita nostra non si dà vòto, se non
quando la ménte per qualsivoglia causa
intermette l’uso del pensiero —
scrisse Leopardi, e non fu solo un caso.

Ménte, mentecatto, mente locale, mente chiusa
_ mente quantica, riecco la logica dei quanti _
non si contano, son troppi, quanti sono i quanti?

Mentelettrica _ ché così si chiama la pietra _
ha meritato, come poche, passaporto per la nave:
la chiglia rolla su onde che non si curano di oche.

Ed è scritto, nero su bianco, che anche il suo mare
_ lassù, oltre l’orizzonte _ è veramente assai stanco
si dia lettura al cigno, ha aperto del giusto lo scrigno.

D’oche, di cigni e di ma_cigni scrivevo versi strani
_ la cosa divertente è che proseguirò pure domani _

@lementelettriche  Paola Cingolani /2016