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“Le pari opportunità sono un principio giuridico inteso come l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse a genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale o politico.”

Pari opportunità – Wikipedia

https://it.wikipedia.org/wiki/Pari_opportunità 

Non starò a dire di politica, né mi voglio addentrare nei meandri dell’oscuro ed intricato percorso che, in questi giorni, vede già troppi pseudo politologi.
Non ne posso più, oltre a non volerlo fare per principio: mi ammorbano e non voglio cadere nello stesso errore.

Mi limito ad una riflessione sull’ex “Dipartimento delle Pari Opportunità”, del tutto personale e quindi arbitraria, magari sbagliata e, perché no, nata da un’utopia che è comunque la mia. Non me ne vogliate.

Ci voleva uno speciale Dipartimento di Stato per difendere i diritti degli esseri umani?
Perché non si discriminasse? Perché non si subissero vessazioni?
Era utile, è servito, v’ha risolto qualche problema?

A me no, non so a voi: non mi serve sottolineare l’esistenza di un principio giuridico che non ostacoli la partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse al suo genere, alla sua religione o convinzione personale, alla sua razza piuttosto che alla sua etnia.
Ancora meno riguardo un’eventuale sua disabilità, o l’età, o qualsivoglia suo orientamento.

Mi pare che tutto ciò sia già parte integrante della Costituzione italiana (dove non c’è il reato d’opinione).

Casomai – sì, siamo noi quelli sbagliati – stiamo più attenti a non discriminarci da soli sentendoci deboli o diversi, chiedendo “Pari opportunità” perché le abbiamo di già.

Trovo siano implicite in ogni essere umano pensante e non m’abbisogna un Dipartimento apposito per sentirmi come gli altri.

Anzi, confesso, mi facevano un po’ rabbia certe differenze, come se – perché ci fosse il rispetto fra individui – abbisognassimo di un paladino.

Io intendo un popolo civile quando è composto da persone che non hanno comportamenti discriminatòri, intendo un popolo civile quando non si deve spiegare alla gente che siamo uguali nei diritti.

Per chi considera le donne inferiori, i malati degli infelici, gli omosessuali dei reietti e via discorrendo – scuserete – non ho spazio e non ne voglio trovare neanche.

Idem per chi sparla alle spalle o colpisce con la solita parola inferta, una parola che neppure gli appartiene, una parola che – senza altri link – non saprebbe formulare.

Dal momento in cui mi abbasso a chiedere la parità significa che non credo di averla, che non sento m’appartenga. Ma non è così, anzi.

“Se c’è un modus operandi che proprio non riesco a tollerare, e c’è, è quello di chi usa due pesi e due misure col suo prossimo: poche cose trovo siano più bieche e meschine.”

Paola Cingolani

“Dev’esserci qualcuno che continua a spostare la soglia del ridicolo.”

Ennio Flaiano

@lementelettriche – di Paola Cingolani