Marino_Moretti

Ero fanciullo, di Marino Moretti – recensione Elvio Bombonato

Ero un fanciullo, andavo a scuola, e un giorno 

dissi a me stesso: – Non ci voglio andare – 

e non andai. Mi misi a passeggiare 

solo soletto fino a mezzogiorno. 

 E così spesso. A scuola non andai 

che qualche volta, da quel triste giorno.

 Io passeggiavo fino a mezzogiorno

 e l’ore, l’ore non passavan mai. 

 Il rimorso tenea tutto il mio cuore

 in quella triste libertà perduto; 

e l’ansia mi prendea d’esser veduto 

dal signor Monti, dal signor dottore.

 Pensavo alla mia classe, al posto vuoto, 

al registro, all’appello (oh, il nome, il nome

 mio nel silenzio), e mi sentivo come

proteso sull’abisso dell’ignoto. 

In fine io mi spingea fino ai giardini 

O ai viali fuori città; 

e mi chiedevo: adesso, chi sarà 

interrogato, Poggi o Poggiolini? 

 E tra me ripetevo qualche brano 

di storia (Berengario, Carlo Magno, 

Rosmunda), ed era la mia voce un lagno

 ritmico, un suono quasi non umano. 

 E quante, quante volte domandai 

l’ora a un passante frettoloso; ed era 

nella richiesta mia tanta preghiera. 

Ma l’ore… l’ore non passavan mai! 

MARINO MORETTI,  Poesie scritte col lapis. 1910.

Un’Italia che non c’è più. Una scuola che non c’è più.  Moretti fu un poeta crepuscolare, attento agli eventi minimi dell’esistenza (“Poesie scritte col lapis”), descritti con leggerezza affettuosa, connotata da rimpianto e nostalgia. Questa è una poesia narrativa, un bozzetto, ambientato in città, certamente Cesena, di comprensione immediata. Oggi pressoché sconosciuta.  Mi è piaciuto ripescarla.

foto wikipedia