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Povertà e diritti: occorre riparare il capitalismo o superarlo?, Carlo Baviera

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Nel nuovo libro (uscito lo scorso anno negli Stati Uniti “Persone, potere e profitti”) del premio Nobel per l’Economia Joseph E. Stiglitz – una delle voci più forti al mondo nella critica della globalizzazione e del liberismo, si chiede di rivedere le regole in modo da arrivare a un «capitalismo progressivo» perchè “La disuguaglianza frena la crescita” e quindi “Serve una cassetta degli attrezzi per riparare il capitalismo. Altrimenti i populisti di tutto il mondo si uniranno”.

A metà della scorso settembre Padre Alessandro Cortesi, frate domenicano di Pistoia, in aggiunta al suo commento settimanale sulle letture liturgiche della domenica, proprio riguardo al tema delle disuguaglianze, poneva queste riflessioni relative ai dati del Rapporto Oxfam:

Lo scandalo delle disuguaglianze

“Il Rapporto annuale dell’Oxfam sulla povertà nel mondo pubblicato nel gennaio 2019 dal titolo ‘Bene pubblico o ricchezza privata’ presenta un quadro della situazione mondiale. Il panorama presentato è complesso e preoccupante”. Si riconosce che negli ultimi decenni si è giunti ad una rilevante riduzione del numero di persone che vivono in estrema povertà (la Banca Mondiale identifica questa soglia in 1,90 dollari pro-capite al giorno). Tuttavia, [..] la povertà estrema sta aumentando nell’Africa sub-sahariana. Una grandissima parte dell’umanità vive ancora in condizioni di povertà: 3,4 miliardi di persone, pari a poco meno di metà della popolazione mondiale, sopravvivono con meno di 5,50 dollari al giorno. La ricchezza è concentrata nelle mani di pochi.

[…] “Se la ricchezza di chi possiede ricchezze miliardarie fosse soggetta ad una tassazione più equa, si potrebbero ricavare risorse da destinare all’educazione dei bambini e per le cure mediche”. [..] “La disuguaglianza a livello globale ha anche un aspetto di discriminazione di genere. Le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini e gli uomini possiedono il 50% in più della ricchezza rispetto alle donne. Ma è da rilevare che la vita economica dei Paesi si basa sul lavoro delle donne che non è ufficialmente riconosciuto, poiché esse svolgono gran parte del lavoro di cura a livello sociale che non è retribuito.

C’è anche una conseguenza rilevante della disuguaglianza nell’ambito della vita politica dei Paesi. E’ in corso a livello globale una progressiva limitazione della libertà di parola ed una compressione di spazi democratici. La disuguaglianza si rivela essere l’esito di orientamenti politici e di scelte ben precise. Il Rapporto Oxfam indica come uno tra gli strumenti per ridurre la disuguaglianza tra super-ricchi e persone comuni sia la scelta di fornire servizi pubblici universali e tutela sociale finanziati attraverso un sistema di tassazione equo”.

A tal proposito (i servizi pubblici), vorrei da parte mia rilevare che, ad esempio, anche le visite specialistiche che la nostra ALS/AL – e non sarà certo l’unica – obbliga i cittadini a fare in luoghi sparsi per la Provincia anziché nell’Ospedale della propria zona, sono <sottrazione> di servizi pubblici.

Il Padre domenicano prosegue: “Tutti i governi devono stabilire obiettivi e piani d’azione concreti per ridurre i divari economici, soggetti a precise scadenze e incoerenza con quanto stabilito dall’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 10 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sulla riduzione della disuguaglianza all’interno e tra i Paesi. Tali piani devono […]

Erogare servizi sanitari ed educativi universali e gratuiti, mettendo fine alla privatizzazione dei servizi pubblici.(…)

Riconoscere l’enorme lavoro di cura svolto dalle donne supportandole con la messa a disposizione di servizi pubblici. (…)

Porre fine a sistemi fiscali che avvantaggiano ricchi individui e grandi corporation, tassando in maniera equa la ricchezza e il capitale, e arrestando la corsa al ribasso sulla tassazione dei redditi individuali e di impresa.”

Nel Rapporto è riportata la voce di Waangari Maathai, fondatrice del Green Belt Movement, premio Nobel per la pace nel 2004: “Nel corso della storia giunge il momento in cui l’umanità è chiamata ad elevarsi ad un nuovo livello di coscienza… a raggiungere un piano morale più elevato. Il momento in cui dobbiamo abbandonare la paura e infonderci speranza l’un l’altro. Quel momento è ora”.

Credo non ci siano molte parole da aggiungere a queste considerazioni. Serve invece iniziativa di ogni genere. Per usare una frase evangelica “la messe è molta” e richiede ad ognuno singolarmente, ma anche ai movimenti collettivi, alle associazioni, ai partiti, ai Governi (ognuno per la propria responsabilità) la capacità di operare per raggiungere quegli obiettivi. Nei Paesi poveri, ma anche a casa nostra, nei territori più sviluppati.

L’equa tassazione, i servizi e i beni comuni, il riconoscimento del lavoro domestico e di cura continuano ad essere impegni per chi vuole battersi per sconfiggere le tante povertà. Una cassetta degli attrezzi per riparare il capitalismo? Non solo. Per andare oltre il capitalismo e dar vita all’economia civile. L’iniziativa che prossimamente si terrà ad Assisi “the Economy of Francesco” (26 – 28 marzo) con giovani economisti e imprenditori per la stipula di un Patto perché l’economia di oggi e di domani sia più giusta, fraterna, sostenibile e con un nuovo protagonismo di chi oggi è escluso, va incontro q questa esigenza.

Anche l’economista Luigino Bruni, pur ricordando una frase di Victor Hugo ne I miserabili «Sia detto alla sfuggita, il successo è una cosa piuttosto lurida; la sua falsa somiglianza col merito inganna gli uomini», riprende un concetto di  Thomas Piketty, Capital et Idéologie, per una sottolineatura importante: “Il discorso meritocratico e imprenditoriale appare molto spesso come un modo comodo per coloro che attualmente guadagnano dal sistema economico per giustificare qualsiasi livello di diseguaglianza, senza neppure preoccuparsi di valutarli, e di stigmatizzare i perdenti per la loro assenza di merito, di virtù, e di diligenza. Questa colpevolizzazione dei più poveri non esisteva, o almeno non con la stessa ampiezza, nei regimi inegualitari precedenti che insistevano soprattutto sulla complementarietà funzionale tra i diversi gruppi sociali”. Anche questo serve per andare oltre.