Che poi è viscerale,
come vertigini perineali,
un lascito ancestrale,
che si fa tremore sul petto,
che t’ammutolisce
nei momenti focali,
è quindi una nomination come
migliore attore non protagonista
del film della tua stessa vita,
ma in fondo non t’importa
perché sale mistico il vuoto d’aria
e ti trascina con sé
dentro una cupa cupola
dove concupisci
alla boia d’un Giuda,
perché ti manca da morire,
ma “chi” non ti è dato saperlo,
potrebbe essere un pitone,
un’abat jour, un pino secolare
oppure, persino, una donna.
Succede così per il fatto apposta
e per incontenibile esternazione
che tu le dica “ti amo”
assaggiandola contro il suo portone.

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