IL VIAGGIO, di Vito Sorrenti
IL VIAGGIO
Alle soglie della mia giovinezza
spinsi il mio cuore verso il mare aperto
e affrontai i perigli degli avversi
flutti, per dare una rotta diversa
alla mia avversa sorte. E del mare
e della rotta, maestro mi fu il dolore.
E il forte desiderio “di divenir
del mondo esperto e de li vizi umani
e del valore”, sospinse le mie vele
sulla distesa delle acque. E sollievo
al mio sconforto nelle notti
di tempesta, fu l’amore
di una ragazza dagli occhi di mare.
E stella polare del mio andare
solitario alla ricerca del sapere
fu la musica delle parole
dei cantori degli ideali e dei valori
più alti. E nel corso della rotta
vidi molti lidi e molti porti
e le opere dei dotti ed illustri
maestri di “virtute e canoscenza”.
E dissetai la mia mente
a tutte le fonti della limpida
saggezza, prima di veder
dileguare fra i flutti ogni residuo
della dolce e rimpianta giovinezza.
E ora vecchio e ricco di acciacchi
son ritornato al mio porto segreto,
alla mia Itaca giammai
dimenticata, per risentire
fra gli ulivi e le querce, il fremer
degli arbusti e delle odorose
ginestre, come facevo da ragazzo
quando, fra fruscii di frasche ed effluvi
silvestri, salivo con la brocca
ad attingere le acque, sgorganti
dalle rocce limpide e fresche
come dal mio cuore le dolci
chimere. E ora sento in un canto
del cuore, una profonda tristezza
e un ottuso dolore. E il dolore
è tristezza per le defunte
chimere. E la tristezza è amore
per la mia terra amara
disseminata di rovi e di annose
miserie.
Tratta dalla silloge inedita “Versi avversi e diversi”.