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La Vita, di Sandro Penna, recensione di Elena di Gesualdo e Elvio Bombonato

La vita… è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.

Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l’azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore.

SANDRO PENNA, 1928

Penna (Perugia 1906 – Roma 1977) scrisse questa poesia la notte del 24 agosto del 1928 sui margini di una pagina di giornale; è la riflessione su uno dei viaggi in treno che, anno dopo anno, lo portavano da Perugia a Porto San Giorgio.  ‘Vita’ è la parola che apre la lirica dai toni impressionistici, come è peculiare della sua produzione poetica.                                                                                                                                                            C’è l’alternarsi di tonalità chiare e scure per raccontare le emozioni di questo viaggio dell’esistenza: ‘un risveglio triste’, perché la quotidianità di ognuno è infranta da eventi dolorosi e anche dalla speranza che ‘la luce incerta’ dipani ‘all’’alba’ del nuovo giorno ogni ‘malinconia’ che, pur essendo ’vergine’, resta ‘aspra’, causa di lacerazione, di dubbio, di turbamento, tanto da fare percepire il nostro ‘ corpo rotto’; il dramma penetra nelle ossa . E l’aria’ che ci accarezza rimane ‘pungente’, mentre i ricordi e la sofferenza incalzano senza tregua.                                          

Tuttavia, nella seconda strofa respiriamo con il poeta il ricordo della ‘liberazione improvvisa’ e ‘dolce’. Sono i colori del mare e di uno dei suoi simboli, la divisa del marinaio, a trasformare lo stato d’animo di Penna; dominano l’azzurro e il bianco, immagine delle onde che evocano un senso di pace e di rinnovata serenità. A dirlo è l’aggettivo ‘fresco’, rafforzato da ‘tutto’, riferito a mare, dimensione da sempre celebrata – non solo dai poeti – per esprimere il conforto e la libertà che solo il mare sa generare. 

Due strofe pentastiche di endecasillabi piani, con alcune rime imperfette: veduto/sentito, fuori/colore; anastrofi: “risveglio triste” “a me vicino” e “marinaio giovane”. Ossimoro la malinconia “vergine e aspra”. I puntini del verso incipitario attenuano la perentorietà della sentenza.

Penna passa dal negativo della prima strofa al positivo della seconda; dal disforico all’euforico. Le anafore “ricordarsi/scordarsi” e “fuori” creano il parallelismo tra le due strofe, enfatizzato dalla congiunzione avversativa “Ma” che le separa con forza. La lirica si fonda anche sull’opposizione dentro (il vagone) e fuori (il mare). Il colore del mare è efficacemente implicito, richiamandosi per analogia cromatica alla divisa del marinaio.

Elena Di Gesualdo – Elvio Bombonato