Francesca Woodman Poetic dissolution
[ Francesca Woodman – Poetic dissolution ]

Le certezze granitiche si sgretolano in un attimo su scala mondiale e non ci si sente più protetti, sicuri e col mondo in mano.
Pur di auto tutelarci siamo arrivati a congelare e reprimere molti nostri stati d’animo.

Ci siamo negati un numero esponenziale di opportunità temendo di non piacere, siamo stati molto accondiscendenti col prossimo e per nulla a contatto col nostro vero io. Avremmo dovuto ascoltarci prima, mettendoci allo specchio, incontrando intimamente la nostra essenza vera per sublimarla. 

Forse avevamo bisogno di tutto questo per risvegliarci dal torpore che ci siamo imposti? Non so e non credo.
Almeno non tutti: c’è chi – come me – si è già messo in discussione tante volte, senza scuse. Cercando di evitare qualsiasi alibi e conquistando consapevolezze.

Specie dalle grandi sofferenze ho tratto sempre insegnamenti, sempre.
Ogni volta ho capito qualcosa di nuovo perché ogni volta mi sono chiesta qualcosa di più.

La vita è piena di sorprese. Non è detto siano tutte belle, è a questo che non ci vogliamo arrendere, è la cosa che non ci fa comodo ricordare o dovremmo fare i conti con la nostra vera natura di esseri limitati. 

In pochissimi giorni mi sono resa conto che ci passeremo, probabilmente, tutti
(o quasi).
La sola cosa logica è rallentare il contagio, così che la scienza abbia maggiori
casistiche, gli ospedali più attrezzature e noi più anticorpi. Per un vaccino ci vorrà un tempo maggiore. Spero di sbagliare, ma ho parlato con molti medici e il concetto comune è stato “Non siamo in grado di fare previsioni.”

Quando è cominciato tutto, mi sono persino dispiaciuta per chi se ne infischiava fingendo di sentirsi grande: credo che la gente sia terrorizzata, in verità e chi è debole, solo e chiuso dentro – ora, controvoglia – è costretto a guardarsi allo specchio tanto quanto me.

Il mio vantaggio è la mia coscienza e, ancora, mi aiuta moltissimo.

Nel male bisogna essere capaci di guardare il lato positivo e, visto che siamo a riposo, dovremmo avere modo di raccogliere i pensieri, chiamare qualcuno che non sentiamo da tempo, fare qualcosa che avevamo rimandato, capire come stanno gli altri.
O, anche, eliminare definitivamente le foglie morte, le presenze di poco conto, l’inutile.

Come ogni tunnel, prima o poi, si arriverà ad intravedere una luce: ci sia utile – almeno – per sviluppare una sensibilità che, ancora, ci eravamo tenuti in stand-by mentre, per chi è sensibile, ci sia il modo di imparare la bellezza del percepire più a fondo le emozioni, è una fortuna, significa che c’è un’aura di poesia nella nostra anima. 

Siamo qui, cerchiamo di starci vicini dopo esserci scelti, possiamo farlo anche con una parola, un sorriso, un gesto piccolo. Chi deve, saprà comprendere. Riceveremo l’eco di una risposta che consoliderà ulteriormente la nostra scelta. 
Quando tutto questo sarà finito – vada come vada – avremo coltivato qualcosa di buono.
Se adesso si stanno dissolvendo molte certezze, un giorno si dissolverà anche questo ciclone e si ripartirà da noi.
@lementelettriche – Paola Cingolani