“L’Ue discute solo di tagli, su Covid-19 non fa nulla”. Intervista a Yanis Varoufakis

L’ex ministro greco annuncia un’operazione trasparenza, pubblicherà nastri sui vertici dell’Eurogruppo. Suggerisce all’Italia di chiedere lo stop del Fiscal compact: “Oggi l’Ue chiude un occhio, ma domani un Paese del nord vi guarderà dall’alto in basso per aver infranto le regole”

ASSOCIATED PRESS

 

Nel bel mezzo della crisi mondiale da coronavirus, Yanis Varoufakis decide di diffondere le sue registrazioni dei vertici dell’Eurogruppo del 2015, quando vi partecipava in qualità di ministro greco delle Finanze, al tempo della crisi del debito di Atene. Domani saranno pubbliche. Perché ora? ”È un dovere europeo mettergli pressione affinché cedano alla trasparenza”, ci dice al telefono da Atene, dove è parlamentare eletto con ‘Diem25’. L’Eurogruppo svolge ancora oggi “riunioni senza verbali”, ”è impossibile per un cittadino sapere la verità di quanto viene discusso a porte chiuse”. Dalle registrazioni, continua, si vedrà che l’Eurogruppo “non ha mai voluto discutere delle mie proposte”, contro i tagli alla sanità in Grecia. “Il vertice dei ministri delle Finanze, le cui decisioni determinano la capacità del nostro sistema sanitario di affrontare le pandemie, la capacità delle nostre banche di reggere alle crisi finanziarie, non discute. Ma dico: se non lo fa l’Eurogruppo, chi lo fa?”. Per l’Italia, Varoufakis ha un suggerimento: “Chiedere la sospensione immediata del Fiscal compact”.

Onorevole Varoufakis, domani diffonderà le registrazioni delle riunioni dell’Eurogruppo a cui ha preso parte nel 2015. Perché ha deciso di renderle note ora, mentre imperversa una nuova crisi economica e sociale legata alla diffusione del coronavirus?

Nel 2015 ho annunciato che avevo registrato queste riunioni assolutamente non trasparenti, senza verbali: non esistono ed è impossibile per un cittadino sapere la verità di quanto viene discusso a porte chiuse. Allora, i media erano bombardati con i retroscena di queste riunioni dell’Eurogruppo con bugie su quanto avevo detto io o altri ministri a porte chiuse. Non esistono i verbali di quelle riunioni. E ancora oggi è così. I vertici senza verbali da poter diffondere sono il migliore alleato dell’autoritarismo o delle decisioni sbagliate. L’Eurogruppo continua ad assumere decisioni al buio. Tra l’altro la scorsa settimana è accaduto un altro disastro: l’Eurogruppo si è riunito in via straordinaria e i ministri si sono ritrovati d’accordo sul fatto che il coronavirus è così cruciale, così importante, con effetti così pesanti sull’economia tanto da non decidere alcunché! È un dovere europeo mettergli pressione affinché cedano alla trasparenza. Un modo per dire: basta, l’avete fatto per anni, continuate a prendere cattive decisioni senza trasparenza, il Governo italiano ha dovuto adottare misure di politica fiscale da solo e io penso abbia fatto bene, ma se il ministro dell’Economia italiano avesse portato queste misure all’Eurogruppo sarebbero finite in un buco nero.

Nelle conversazioni registrate ci sono circostanze che possano indicare errori commessi in passato che adesso rendono difficile una risposta europea alla crisi del coronavirus? Tagli alla sanità per esempio?

Ci sono discussioni su ogni tipo di taglio. Se senti queste registrazioni, capisci che la Grecia stava collassando in tutti i suoi settori produttivi, economici, sociali. Ho cercato di fare delle proposte per evitare il collasso, per finanziare ospedali e scuole salvaguardando sia l’esigenza di ridurre il debito che quella di produrre crescita ed evitare il default. Non dico che la mia ricetta fosse necessariamente quella giusta, nessuno ha il monopolio della saggezza. Ma per lo meno potevano ascoltare la mia proposta. Non l’hanno fatto: mai una volta c’è stata discussione sulle mie proposte. Anzi. L’Eurogruppo mi ha intimato di non diffondere versioni scritte della mia proposta, minacciando che se l’avessi fatto in quell’esatto momento avrebbero chiuso la riunione. Ricordo che l’11 maggio 2015 riuscii per lo meno a presentare la mia proposta, ma non seguì una discussione seria. L’Eurogruppo quindi non è un posto dove si possa discutere e men che meno negoziare: il vertice dei ministri delle Finanze, le cui decisioni determinano la capacità del nostro sistema sanitario di affrontare le pandemie, la capacità delle nostre banche di reggere alle crisi finanziarie, non discute. Ma dico: se non lo fa l’Eurogruppo, chi lo fa? Chi decide in Europa sugli spazi fiscali dell’Italia se non lo fa l’Eurogruppo? Quando le decisioni vengono prese a porte chiuse, l’interesse di tutti non è garantito.

L’Europa però sta concedendo all’Italia ampi margini di flessibilità per far fronte al coronavirus. Magari non sarà sufficiente, ma intanto questa è la risposta. Come la giudica?

L’Europa non vi sta dando flessibilità. Sta solo promettendo di chiudere un occhio sulle vostre spese per via dell’emergenza Covid-19. E questo è terribile. Primo perché una flessibilità accordata chiudendo un occhio non sarà sufficiente. E poi una misura di questo tipo creerà ulteriori tensioni tra nord e sud Europa. Al prossimo Eurogruppo, il ministro olandese, finlandese o piuttosto tedesco si sentiranno legittimati a guardare al ministro italiano dall’alto in basso come colui che ha infranto le regole, anche se loro gliel’hanno permesso. Non è questo il modo di gestire l’Europa. Faccio l’esempio di Singapore che ha risposto alla crisi del coronavirus in un modo razionale, spendendo 4.5 miliardi di dollari per sostenere l’economia. L’equivalente per l’Eurogruppo sarebbe 106 miliardi: l’Europa è lontanissima da questa cifra. Inoltre, Singapore non ha sospeso il pagamento dei mutui, che è solo un rinvio e peggiora le cose quando arriva il momento in cui devi pagare. Al contrario, la banca centrale di Singapore ha dato istruzioni alle banche di operare una ristrutturazione dei crediti e la stessa banca centrale fornirà loro la liquidità necessaria per annullare una parte degli interessi. Questa è una risposta razionale. L’Unione Europea è lontana da una soluzione del genere. L’Eurogruppo non decide e allora cosa rimane? Governi nazionali, come quello italiano o spagnolo, che cercano di forzare le regole in un modo che si rivelerà inefficiente, non funzionerà e aggraverà le tensioni tra nord e sud Europa. In altre parole, è come se l’Eurogruppo stia cercando di trarre profitto dalla crisi, lo stesso errore compiuto nel 2010, quando i ministri delle finanze europei cercavano di negare la crisi pretendendo di applicare le stesse regole inapplicabili. Stanno trattando la crisi del coronavirus, che sarà una crisi economicamente molto profonda, con lo stesso livello di incompetenza con cui hanno trattato la crisi dell’euro nel 2010.

Allora l’Italia cosa dovrebbe chiedere o fare?

L’Italia può chiedere la sospensione immediata del Fiscal compact. Poi dovremmo tutti chiedere un vasto programma di investimenti della Bei sulla transizione verde e sulla salute, un programma di almeno 500 miliardi di euro. E dovremmo chiedere eurobond sostenuti dalla Bce. Ed è ora che il Governo italiano dica ai colleghi europei a Bruxelles: ok, ne abbiamo avuto abbastanza, se non diventate più civili nel modo in cui trattate i cittadini europei e se non sviluppate progetti solidali negli investimenti e anche sulla crisi dei profughi, in modo tale che il carico sia distribuito equamente in tutte le aree dell’Europa, non applicheremo più le vostre regole di bilancio.

Trump ha sospeso i collegamenti aerei tra gli Stati Uniti e i paesi dell’area Schengen come misura anti-coronavirus. Bruxelles ha contestato la scelta unilaterale della Casa Bianca. Lei pensa che sia necessario sospendere Schengen per contenere la pandemia?

No, non penso dovrebbe essere sospeso, ma si dovrebbe chiedere a tutti i cittadini europei di stare a casa e non viaggiare. Non abbiamo bisogno di introdurre confini in Europa, dobbiamo solo dire alla gente di non volare più se non per ragioni ultra-necessarie.

Dunque tutti gli Stati europei dovrebbero decidere insieme di istituire una grande ‘zona rossa’ nel vecchio continente?

Sì, tutti gli Stati europei dovrebbero prendere questa decisione per tutti i cittadini europei per almeno tre settimane. Il coronavirus è un’opportunità per l’Europa per sviluppare una soluzione europea a quello che è un problema europeo.

Ma non succederà? L’Europa potrà sopravvivere a questa sfida?

Dal 2015 in poi, non ho mai pensato che l’Europa possa sopravvivere a meno che non cambi radicalmente. E’ per questo che abbiamo creato il movimento ‘Diem25’.

E pensa che le democrazia liberali abbiano gli strumenti per reagire a questa emergenza?

Le democrazie sono fiori fragili, molto semplici da distruggere: basta calpestarli. I nemici della democrazia sfrutteranno qualunque crisi per mettere fine alla democrazia, invocando i tempi di Mussolini oppure i metodi del governo cinese. Ma non dimentichiamo che i nostri compagni in Cina vorrebbero una democrazia liberale, non vorrebbero preoccuparsi della polizia segreta o dei campi di riabilitazione dove vengono mandati i dissidenti. Non voglio descrivere la Cina come un mostro, ma l’Europa dovrebbe aiutarla a prendere una strada democratica, non dovrebbe copiare il peggio della Cina. Ma la cosa peggiore per le democrazie liberali sono i democratici liberali che conducono lo show, come i leader che parlano nelle mie registrazioni dei meeting dell’Eurogruppo. Se le ascolti, capisci che la democrazia dell’odio nasce proprio lì, tra questi cosiddetti liberali. Salvini, Orban, Le Pen usano le crisi create o cavalcate dall’establishment liberale che viola ogni principio di trasparenza, di liberalismo, di democrazia come se stessero in realtà lavorando per l’estrema destra. E’ questo il grande paradosso.