Daniela 2019a11
La scrittrice Daniela Piazza

A cura di Manuela Moschin del Blog LibrArte  

Ciao Daniela, sei un’autrice che stimo molto. Ti ringrazio dunque per darci l’opportunità di poterti conoscere più approfonditamente. Prima di parlare del tuo thriller storico “La musica del male” edito da Rizzoli ci vuoi raccontare qualcosa di te? Dove vivi? Qual è la tua professione?

Vivo in un bellissimo paese della costa ligure, Celle Ligure, e sono intrisa di mare fino al midollo, nonostante mia madre fosse tedesca. Senza il mare io non riesco nemmeno ad immaginarmi: è il mio compagno quotidiano, il mio orizzonte rasserenante perfino quando è in tempesta. Quando posso, quando ho tempo, lo costeggio camminando anche per andare al lavoro: sono insegnante di storia dell’arte nel Liceo “Chiabrera” di Savona, a 8 km da casa, 8 km di mare, di scogli e di spiaggia.

Ho letto tutti i tuoi libri da “Il Tempio della luce” a “Enigma Michelangelo” fino a quest’ ultimo intitolato “La musica del male”. Romanzi contrassegnati da una meticolosa descrizione degli ambienti, dei personaggi e delle vicende storiche che fanno da sfondo alle tue storie. Mi incuriosisce conoscere il tuo metodo di studio e ricerca. Qual è il primo passo che si compie al fine di poter realizzare un’opera letteraria di questo genere? In pratica da dove si inizia?

Tutti i miei romanzi si possono definire “storico-artistici”, per cui la base delle mie conoscenze professionali già acquisite è stata naturalmente fondamentale e mi ha permesso di accelerare i tempi della ricerca. Però il primo libro, “Il tempio della luce”, è stato diverso dagli altri. Fin dall’inizio avevo la volontà di “dipingere” un grande affresco di un’epoca, quella del secondo Quattrocento milanese, e di un’epopea: la costruzione del Duomo di Milano. Perciò ho iniziato da una meticolosa ricerca storica su questi due temi, una ricerca durata molti mesi. E’ sulla base delle informazioni che trovavo a mano a mano che si è sviluppata la trama, che non si è definita compiutamente che a lavoro quasi terminato. Nel caso degli altri due libri, invece, sono partita da un’intuizione, da un evento che mi aveva particolarmente colpito e che ha costituito lo scheletro della narrazione: la curiosa storia di uno scomparso Cupido dormiente in marmo di Michelangelo, per il secondo romanzo, e la lettura di un passo di Vasari che parla di una lira da braccio in argento a forma di teschio di cavallo realizzata da Leonardo da Vinci per l’ultimo, “La musica del male”. In ogni caso, ho cercato di mantenermi molto fedele agli avvenimenti reali, intrecciandoli con una trama di fantasia a volte anche piuttosto esasperata, spesso magico-esoterica, che però non doveva mai essere in contraddizione con la documentazione ed era comunque basata sulle convinzioni e le credenze dell’epoca. Insomma, nello scrivere i miei romanzi cerco di sfruttare gli angoli bui della storia per creare ciò che probabilmente non è stato, ma che sarebbe potuto essere.

Ci puoi raccontare un aneddoto a riguardo? Qualche situazione insolita che hai vissuto durante la stesura dei tuoi romanzi?

Vi racconto la situazione che ha dato il via alla mia attività di scrittrice, che però è legata a un altro libro, il primo, non ancora edito. Si tratta di una romanzo medievale, nato come sviluppo di un racconto scolastico a tema storico-artistico, elaborato insieme ai miei studenti. Durante questo lavoro con i ragazzi mi resi conto che avevo facilità a immaginare storie e avventure (prima avevo scritto solo saggi scientifici) e mi venne voglia di cimentarmi. Iniziai con grande entusiasmo, ma l’impegno lavorativo a scuola, unito alla molteplicità dei miei interessi (musica, arte, viaggi e sport, soprattutto), mi portò a rallentare sempre più, fino ad arenarmi dopo quattro anni e centinaia di pagine scritte senza arrivare a una conclusione della trama. Fu a questo punto che mi capitò un fatto decisamente negativo: ebbi un grave incidente in scooter che mi costrinse a diversi mesi di convalescenza e reclusione casalinga (proprio come in questi giorni che ricorderemo a lungo). E allora mi dissi: “Ora o mai più. Approfitterò di questo tempo per finire il romanzo, costi quel che costi.” E così fu. Il romanzo poi piacque al comitato di lettura della Rizzoli, a da lì ebbe inizio la mia collaborazione con la CE. La morale è ovvia quanto vera: non sempre tutto il male viene per nuocere. E anche questa verità spero che si possa dimostrare attuale nelle difficili giornate che stiamo vivendo, con la grave pandemia che ha colpito tutto il mondo. Mi sembra che le angosce che stiamo sperimentando ci stiano facendo riscoprire l’orgoglio di essere italiani, la straordinaria abnegazione dei nostri medici e infermieri, il desiderio di sentirci parte di una comunità. Spero che usciremo migliori da tutto ciò.

Ci parli in breve della trama del libro “La musica del male”?

Il romanzo narra, da un punto di vista insolito, gli avvenimenti che ebbero come protagonista Leonardo da Vinci durante il suo soggiorno milanese, in particolare tra il 1482 e il 1494, anno della morte del “duchino” Gian Galeazzo Maria Sforza. Sullo sfondo dell’attività del grande artista alla corte di Ludovico il Moro (con la realizzazione, in particolare, della “Vergine delle Rocce”, dei macchinari per la Festa del Paradiso, del ritratto di Cecilia Gallerani, la “Dama con l’ermellino”) si dipana una storia con venature thriller, legata ad un oggetto molto particolare, uno strumento musicale dalle caratteristiche decisamente speciali. Ma, in sintesi, credo che il tema principale sia il contrasto tra razionalismo e irrazionalismo, tra chi, come Leonardo, crede che tutti i fenomeni cui possiamo assistere debbano avere una spiegazione scientifica e chi, come molti suoi contemporanei, crede nella magia e nel mistero. Non ho voluto prendere posizione né a favore dell’una, né a favore dell’altra ipotesi: lascio che sia il lettore a interpretare come meglio crede.

Sono stati dedicati molti testi a Leonardo da Vinci, ma il tuo si distingue perché racconta un momento particolare della sua vita relativo a un oggetto insolito.Sappiamo infatti che Leonardo è stato un valido pittore, ingegnere, scienziato, architetto, inventore, letterato, ma a volte ci sfugge che è stato anche un musicista. Ci vuoi parlare di questo aspetto?

Pur avendo letto molte volte la Vita di Leonardo di Vasari, nemmeno io avevo fatto troppo caso al passo che racconta : “Lionardo portò (a Milano, n.d.r.) quello strumento ch’egli aveva di sua mano fabbricato d’argento in gran parte, in forma d’un teschio di cavallo, cosa bizzarra e nuova”. E non solo avrebbe fabbricato questo strano strumento, purtroppo perduto e del quale non ci rimangono nemmeno disegni, ma con esso avrebbe anche vinto un concorso, cantando e accompagnandosi allo stesso tempo con la lira d’argento. Quando ripresi le Vite alla ricerca di ispirazione per un romanzo che volevo scrivere su Leonardo, questo passo mi colpì invece immediatamente. Dato che sono anche musicista (diplomata in pianoforte) pensai subito: Ecco il mio soggetto! E veramente, quali suggestioni evocava uno strumento così strano, quasi maligno nell’aspetto eppure sicuramente meraviglioso nel suono, se gli consentì di sbaragliare la concorrenza! E perché utilizzare questo materiale inconsueto (i liutai sostengono che l’argento non può dare una buona risonanza) e questa forma inquietante? La fantasia poteva scatenarsi alla ricerca di un motivo! Iniziando a studiare più approfonditamente Leonardo musicista (testo fondamentale: Emanuel Winternitz, Leonardo da Vinci as a musician) ho scoperto che il rapporto di Leonardo con la musica è stato profondo e continuo. Oltre a cantare improvvisando, Leonardo studiò la propagazione del suono dal punto di vista scientifico e progettò numerosi strumenti musicali (di molti, ma purtroppo non della lira, ci sono rimasti i disegni), il cui scopo era soprattutto quello di superare quello che lui riteneva il maggior difetto della musica (che pur definisce: “rappresentazione dell’invisibile”) rispetto alla pittura: la durata effimera, il morire nell’attimo stesso della sua nascita.

Chi fosse interessato all’argomento, può trovare maggiori informazioni sul mio sito, a questa pagina: https://www.danielapiazza.it/la-musica-del-male/leonardo-e-la-musica/ 

Ci sono state letture particolari o scrittori che hanno ispirato il tuo lavoro?

Mi sono appassionata al romanzo storico soprattutto leggendo i romanzi di Ken Follet, di Falcones e naturalmente “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Studiando per “Il tempio della luce” sono poi entrata in contatto con le tematiche esoteriche, che mi hanno affascinato moltissimo. “Il mistero delle cattedrali”, uscito sotto lo pseudonimo di Fulcanelli, è stata una fonte infinita di suggestioni e stimoli.

Stai scrivendo un nuovo libro? Ci puoi anticipare qualcosa?

Ormai la scrittura è un vizio che non riesco più a togliermi e non c’è giorno in cui non scriva qualcosa, anche solo per divertimento mio. Ora, però, sono in una fase di raccolta di informazioni e suggestioni per trovare un nuovo soggetto. Vorrei dedicare il prossimo libro a una figura femminile: ci sono molti personaggi interessanti, che hanno non hanno ricevuto tutto lo spazio e l’attenzione che meritano e che aspettano solo di essere riscoperti. E sicuramente ci sarà di nuovo moltissima arte.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto ma che ci tieni a dire?

Sì, voglio concludere con un invito rivolto agli aspiranti scrittori soprattutto, ma in realtà a tutti: non rinunciate mai ai vostri sogni. Il coronamento dei vostri sforzi può arrivare in qualsiasi momento, anche quando meno ve lo aspettate. Non è un lavoro facile, quello dello scrittore, affatto, e richiede impegno e dedizione continua. Ci saranno momenti di scoramento, di delusione, anche di rabbia, ma c’è un unico modo per raggiungere la mèta: provarci. Con umiltà, fatica, perseverazione ma soprattutto con gioia, una gioia che solo l’espressione della propria creatività sa dare.

Ti ringrazio Daniela. E’ stata una chiacchierata davvero piacevole, ricca di spunti e consigli utilissimi.  

Congratulazioni per la tua carriera di scrittrice.  Un abbraccio e a presto

 

mde
La scrittrice Daniela Piazza