EUGENIO MONTALE “Ossi di seppia” 1925, recensione di Elvio Bombonato

Eugenio_Montale

Felicità raggiunta, si cammina
per te su fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e’ dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

EUGENIO MONTALE “Ossi di seppia” 1925.

Il tema è la felicità, prima che Albano e Romina la rendessero impronunciabile. Tema leopardiano: “L’anima umana desidera essenzialmente e mira unicamente al piacere, ossia alla felicità, che è tutt’uno con il piacere” (Zib.165). Anche Nietszche: “Il chiarore della felicità è irraggiungibile” (“Aurora”).  Come loro, Montale si chiede se la felicità sia raggiungibile, rispondendo indirettamente, con due sentenze, al v.4, consiglio paradossale: chi più ama la felicità meno deve cercarla; vv.9-10: constatazione: il bambino in un istante passa dalla gioia al dolore inconsolabile, se il palloncino si slega e vola in cielo.

Le metafore/immagini sono correlativi oggettivi: oggetti a cui è collegata un’emozione (il poeta scrive gli oggetti ma non l’emozione, che sarà dedotta dal lettore: T.S.Eliot). Dunque la felicità è via via connotata come fragile flebile irrequieta pericolosa effimera luminosa consolatrice illusoria inattesa istantanea precaria instabile. Dolce/turbatore, lieve ossimoro, che allenta il paradosso. 

La felicità è umanizzata: il compl. di vocazione dell’incipit e il successivo “per te” (più fine che causa).  Poesia visiva, con la luce che diventa più intensa: nella 1° strofa appare fredda e algida, nella 2a calda e primaverile (i nidi pascoliani).

Due strofe di 5 versi: 8 endecasillabi, 1 settenario, il v.8: endecasillabo + quinario o settenario + novenario. Rime: AbCAB DEDED, col verso C irrelato (senza la rima). I parallelismi fanno da traliccio: cammina/piede; “barlume/schiari/mattino” quasi un climax; raggiunta/giungi paronomasia con poliptoto; lo sguardo, dai nidi sui cornicioni dei tetti, si rivolge al palloncino che vola (Cataldi). Rilevanti le concatenazioni foniche (Arvigo) delle consonanti gutturali: occhi, ghiaccio, incrina, tocchi, chi, schiari. M. sceglie il fanciullo come figura del dolore universale (Saba la capra), perché esposto, indifeso, non ancora capace di concepirlo razionalmente (Leopardi).

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