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Medici e pazienti “in trappola”. Non riescono a raggiungere il Gemelli

Tagliate anche le corse dei treni. L’urlo di dolore di Giampaolo Tortora, direttore di Oncologia: “Dopo turni estenuanti non riusciamo a tornare a casa. Senza mezzi pubblici, i malati non possono venire a curarsi”

È sufficiente connettersi al sito di Trenitalia per capire che sono state ridotte anche le corse dei treni che portano al Policlinico Gemelli di Roma, ospedale cruciale nella lotta al Coronavirus, essendoci il polo Columbus, e fondamentale per le cure a tutti gli altri malati. “Siamo in trappola”, è l’urlo di dolore di Giampaolo Tortora, direttore del reparto di Oncologia medica, che si ritrova, come tanti medici e pazienti, in questa situazione paradossale.

Tutti fermi sulla banchina della stazione in attesa di un treno che non passerà. In pratica medici, infermieri, personale sanitario non riescono a raggiungere il posto di lavoro e hanno anche molta difficoltà ad andar via dopo turni estenuanti. Il problema si presenta anche per tutti i pazienti che devono raggiungere l’ospedale per le terapie che, nonostante il Covid-19, devono continuare a fare.

Dalle due del pomeriggio alle nove di sera ci sono solo due corse che dal Policlinico Gemelli collegano alla città. “Ciò significa – spiega il professore Tortora – che tutti i sanitari e tutti i pazienti non sono in grado di tornare a casa con i mezzi pubblici. In contemporanea è stata chiusa anche la pista ciclabile e quindi non si può arrivare neanche a piedi”. Eppure il trasporto è un servizio essenziale, il risultato è stato questa mattina sul treno c’erano tantissimi medici e tantissimi pazienti, quando invece sarebbe necessario creare meno assembramenti possibili. L’ufficio stampa di Trenitalia conferma comunque che “sulle soste dei treni regionali nelle fermate Gemelli e San Filippo Neri a servizio degli ospedali, vi è un treno ogni ora che garantisce i collegamenti dalle due stazioni”.

Sta di fatto che i medici sono costretti a cercare una soluzione e a chiamare tutti in numeri a disposizione per risolvere il problema. Per esempio la polizia municipale ma l’attesa al telefono è di oltre mezz’ora oppure scrivere all’indirizzo mail di Trenitalia che risponderà entro 30 giorni. “È impossibile riuscire ad avere qualunque forma di risposta. Non chiediamo tanto – dice il professore Tortora – per lo meno dateci la possibilità di raggiungere il posto di lavoro e date ai pazienti la possibilità di proseguire le terapie”.