Alessandria: Ciao amici, vi lascio un mio breve racconto ambientato nel mese di Luglio 2021

La Mercedes bianca avanzò lentamente nel vialetto dell’elegante villetta per poi fermarsi all’interno del garage. Giada sgusciò fuori dall’auto con una certa fretta, prelevando dai sedili posteriori le due borse stracolme della spesa effettuata presso il nuovo Ipermercato poco distante.
” Dannati sacchetti di plastica! ” mugugnò nervosamente tra i denti richiudendo con un colpo di anca la portiera dell’auto.
<< Mamma ha telefonato la nonna Lisa >> pronunciò sua figlia Bea raggiungendola con una capiente borsa di tela, aiutandola a mettere i due sacchetti dentro quest’ultima.
<< Sei un vero tesoro>> pronunciò la donna carezzandole i soffici e lunghi capelli setosi. << Questa è decisamente più robusta >>
<< La nonna ha detto se domenica la raggiungiamo nella casa di campagna>> soggiunse la ragazzina con voce mielosa e espressione speranzosa.
<< Uhm…vediamo >> mormorò distrattamente la madre corrugando la fronte.
<< Dai mamma, domenica c’è anche Andrea >>
La donna scosse il capo ridacchiando.
<< Capisco…c’è Andrea >> mormorò guardandola con sguardo complice.
<< Smettila >> brontolò sorridendo Bea evidenziando un lieve rossore in volto. << Andrea è solo un mio amico >>
<< Ma certo >> disse la madre guardandola all’interno di un sospiro, immaginando quando sarebbe stato bello bloccare il tempo in quel preciso momento.
<< Che c’è mamma, perché mi guardi così? >>
<< Sei bellissima tesoro>>
<< Mamma ho solo quattordici anni, non mi sposo ancora tranquilla>> sbuffò Bea sollevando le spalle.
<< Sono troppo apprensiva lo so, ma tu sei la mia vita >>
<< Lo so >> pronunciò Bea aprendo la porta di casa. <>
Giada si recò verso la cucina posando finalmente l’ingombrante borsa di tela sopra al tavolo di legno scuro.
<< D’accordo a patto che non andate oltre il fiume intesi? >> soggiunse con voce ferma. << Andrea è un bravo ragazzo ma un poco avventato, quindi non voglio altre grane>>
<< Va bene, promesso >> esclamò Bea visibilmente contenta aiutando la madre a riporre le bottiglie dell’acqua sotto il lavello.
Le prime ombre della sera calarono sulla città mentre un lieve vento caldo giocava con alcuni cartelloni pubblicitari facendoli leggermente oscillare.
Ore 22.45
Giada spense le luci del corridoio recandosi verso la camera da letto.
<< Mamma… >> la voce di Bea la raggiunse poco prima che si infilasse sotto le lenzuola di cotone bianco.
<< Hai chiamato tesoro? >> si preoccupò entrando nella cameretta della figlia.
<< Pensavo a quel libro >> mormorò Bea.
Giada indugiò qualche istante, dondolando il capo.
<< Si certo, magari poi lo…>>
<< Perché rimandi sempre, poi poi poi >>
<< Non credo sia il momento migliore questo >>
<< Lo dici sempre, non potrà mai esserci un momento migliore se continui a rimandare >> sostenne Bea sedendosi sul bordo del letto.
La madre sollevò una spalla restando per qualche secondo a fissare un punto indefinito della stanza.
<< D’accordo tesoro >> pronunciò alla fine dirigendosi verso il suo studio. Ritornando poco dopo con il libro stretto tra le mani.
<< Eccolo >> esclamò stringendolo contro il petto.
<< Posso vederlo? >> domandò Bea.
<< Si certamente >> soggiunse la madre consegnandolo nelle mani della figlia la quale lo visionò con attenzione e occhi lucidi, sopratutto la fine rilegatura impreziosita da alcuni filamenti dorati. La copertina poi risultava soffice al tatto ricoperta di uno strato di delicato velluto di colore testa di moro con una scritta argentata incisa sulla parte superiore : COVID-19
<< Mio Dio >> sussurrò Bea provando una specie di scossa nel corpo mentre i suoi occhi si riempirono di lacrime.
<< Mi spiace tesoro, non dovevo fartelo vedere >> asserì la donna scuotendo il capo, asciugando le lacrime della figlia con un fazzolettino.
<< Leggimi l’introduzione >>
<< Che cosa…ne sei certa? >> le chiese la madre.
La ragazzina fece un cenno con il capo, deglutendo l’ansia.
<< Va bene tesoro >> confermò la madre sedendosi accanto alla figlia, aprendo successivamente il libro. << Febbraio 2020: un dramma che si estese in varie parti del mondo seminando panico tra le persone inondandole di terrore e odore di morte divorando l’aria nei polmoni delle persone più deboli senza dare loro nessun scampo. La normale vita venne completamente stravolta e gettata nell’anticamera dell’inferno da un demone chiamato Coronavirus, isolando paesi e intere città divenute improvvisamente appestate da un qualcosa di invisibile ma terribilmente pericoloso. Nessuno poteva uscire dalle proprie abitazioni senza un valido motivo, neppure per andare a fare una breve passeggiata un vero coprifuoco. Pochi esercizi furono risparmiati e le persone che morivamo non potevano neppure essere accompagnate dai parenti per dare loro l’ultimo saluto e…>>
<< Io non ricordo nulla mamma >> esclamò Bea corrugando la fronte.
<< Certo che no. L’incidente del pullman avvenne nel mese di gennaio 2020 e tu rimanesti in coma per sette mesi e dieci giorni>>
<< Ricordo solamente il tremendo dolore che provai quando mi dicesti della morte di papà, portato via da quel maledetto mostro di virus>> così dicendo appoggiò la testa sulla spalla della madre.
<< Tuo padre salvò molte vite, era un bravo medico sempre in prima linea nell’affrontare situazioni disperate. Purtroppo non riuscì a salvare la sua di vita >>
<< Mi manca tanto >>
<< Manca molto anche a me tesoro >>
<< Non so se riuscirò a leggere il libro>> confidò Bea con un filo di voce.
<< Se lo leggerai troverai pagine intrise di paura rabbia dolore.e morte. Domande irrisolte e speranze rannicchiate accartocciate all’interno di frasi espresse con titubanza dall’autore. Tuttavia trionferà la vita, semplicemente. Senza un vero finale se non quello di una libera quanto personale interpretazione.>>
Bea fece un cenno con il capo.
<< Credo di non essere ancora pronta per leggerlo >>
La madre le baciò la fronte.
<< Hai tutto il tempo per farlo >>

                                              Sergio Pizio