“Mascherine e guanti anche in casa. La riapertura? Ultima la Lombardia”

Il virologo Andrea Crisanti firma uno studio con l’Imperial College: “Il rischio è in famiglia. Meglio portare i positivi in hotel. Per tornare ad essere liberi bisogna separarsi”

YOUTUBE

 

Mascherine anche tra le mura domestiche: è questa la proposta del professor Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’università di Padova. «Sarà meglio usare mascherina e guanti anche in casa. E, soprattutto, limitare all’indispensabile l’utilizzo degli ambienti domestici condivisi. Mi rendo conto del sacrificio ma i risultati del nostro studio sulle probabilità di essere infettati dimostrano chiaramente l’assoluta efficacia della restrizione», afferma al Corriere della Sera.

Il virologo avanza l’idea dopo aver analizzato a fondo i dati dell’epidemia insieme ad una quarantina di ricercatori provenienti dal suo dipartimento e dal gruppo di lavoro britannico coordinato dal Neil Ferguson dell’Imperial Collegedi Londra. Secondo lo studio, se c’è un positivo in famiglia, il rischio di essere infettati è 84 volte superiore rispetto alla norma; identificando e isolando tutti gli infetti la capacità di riproduzione del virus scende subito da 2 a 0,2; con l’isolamento si elimina la trasmissione anche senza imporre misure drastiche di contenimento al resto della popolazione.

«Le persone non si ammalano tutte nello stesso momento. Noi vediamo una progressione. In ospedale arrivano a grappoli, interi nuclei familiari. Questo significa che se non si sta attenti le nostre case possono trasformarsi in tanti piccoli focolai di contagio. Diciamo che in questo momento sono più protetti i single».

Per il virologo sarebbe utile trasferire tutti i positivi in strutture ad hoc.

«Penso per esempio agli hotel rimasti vuoti. Di alberghi ce ne sono tantissimi e sono pure confortevoli. I malati rimarrebbero comunque in contatto con le famiglie. Una decisione in questo senso tocca però il livello politico perché richiede investimenti».

Nessun rischio di creare “lazzaretti”, anche perché – afferma – “in questo momento i muri servono a salvare. Qui per tornare a essere liberi e uniti bisogna per forza separarsi”. E per quanto riguarda la riapertura, il virologo stima che la migliore sarà quella graduale.

«Riaprirei prima le aree dove il rischio di trasmissione del virus è più basso, tipo Sardegna, province come Cagliari, Oristano. E terrei per ultima la Lombardia, Bergamo in particolare. Ma bisogna essere veloci e tempestivi. Perché mi sento di dire che il male peggiore nella lotta al coronavirus è stata lei: la burocrazia. Si poteva fare tanto e subito».