“Pensieri di oggi” di Maria Rosa Oneto

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È un’assenza liquida, quella in cui sto vivendo. Lacrime si spargono come grandine sulle case. File di bare, accatastate alla rinfusa, mostrano la fragilità dell’essere umano. Un Virus micidiale, come falce tagliente, toglie rami appena sbocciati. Foglie rinsecchite dall’inverno, che conservano nel profondo, i ricordi della Storia e di quella Libertà, a lungo sognata. Famiglie decimate da un “treno in corsa”, che transita sbuffando e mai si ferma alle implorazioni dei Fedeli.
Preghiere consumate fra le mani che odorano di tristezza e malinconia. Camici trasparenti, occhiali protettivi e mascherine su volti massacrati di stanchezza e paura. Si fugge dalla realtà di ogni giorno, imbalsamati e fragili come quando siamo venuti al mondo. Non c’è rispetto, né pietà per chi in silenzio affronta l’alba di un nuovo Mondo: sconosciuto e beffardo come un assassino che non verrà mai colto in fragrante.
Sorrido al sole che fa capolino dalla finestra. Anche questa meraviglia della Natura, mi turba, mi sconvolge. Mi sento, orfana di speranze, anche se sopra il davanzale spumeggiano fiori, dai colori fraterni e balsamici. Per troppo tempo, abbiamo consentito che i poveri, i “dimenticati” “gli ultimi” vivessero per strada sotto coperte di cartone o teli di fortuna. Abbiamo affamato un terzo degli abitanti della Terra, depredandoli dei loro averi, sfruttandoli, considerandoli merce di scarto ove gettare l’immondizia dei ricchi, dei potenti, dei Signori della Guerra. Bambini denutriti, ricoperti di mosche e malattie tropicali, bombardati e perseguitati in ogni modo; violentati, espiantati degli organi, venduti per pochi centesimi ai “villeggianti della pedofilia e della sessualità deviata”.
L’intero Pianeta, la Nostra Grande Madre, rigogliosa di bellezza e di ogni ben di Dio, è stata seviziata, bruciata, intossicata, rovinata ovunque si volga lo sguardo.
Si resta smarriti ad ogni flagello che si abbatte sul Creato. Gran parte dell’Umanità, seppellita dal cemento e dal potere, cammina con le ginocchia piegate, la mente allucinata e la coscienza mai sazia di peccare. Una volta in piu, penso alla mia esistenza: umile e cagionevole come un timido respiro.
Eppure, benché in disparte e sola, non temo la malattia, la morte. Troppe ne ho passate, per ritrovarmi: delusa o smarrita. Colgo il giorno in un abbraccio di vento e oltre i vetri, dipingo pensieri con i colori dell’arcobaleno!

 

Maria Rosa Oneto, tutti i diritti riservati

 

Pubblicato anche sul portale culturale internazionale “Verso – spazio letterario indipendente”:

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