Una banale pexels-photo-3617500

Racconti: UNA BANALE STORIA DI PROVINCIA, Giuseppe Laccania

Ma sì… dai! Qualche cavolata si può scrivere tanto per sorridere.

UNA BANALE STORIA DI PROVINCIA

Era BIELLA ALESSANDRIA coi sui capelli lunghi color CREMA che terminavano a CUNEO sulla schiena.
Ma quel giorno era TRIESTE e con l’umore NUORO a causa di LUCCA che stava per uscire lasciandola sola nella sua CASERTA per andarsene a PESCARA.
«Che fai esci e mi lasci sola ANCONA?» gli urlò adirata.
Al che, lui, si fermò e tornò indietro e per qualche minuto non pronunciò VERBANIA.
«Cara» le disse « COMO ti ho già detto più volte non abbiamo un soldo, siamo in BARLETTA, abbiamo impegnato persino l’ AGRIGENTO… Azzeccassimo almeno un TERNI al lotto! Volevo andare a pesca per prendere qualche pesce GROSSETO e avere di che mangiare per qualche giorno ».
«Abbi PIACENZA» rispose lei «finalmente, dopo TARANTO tempo mi laureerò presto e potrò andare a lavorare.. Ieri nell’ultimo esame ho preso un bel TRENTO e LODI.
«Brava mogliettina mia! Dovremmo festeggiare, ma non abbiamo neanche una LATINA di birra».
«Non importa» lo rasserenò lei «facciamo un BRINDISI con l’acqua e dopo andiamo a letto. Voglio che tu mi copra con una MASSA di baci e carezze dalla testa fino al CAMPOBASSO e ti soffermi nel PRATO di CREMONA».
«Sì» rispose lui «CHIETI quello che vuoi COSENZA farti scrupoli, ti donerò tutta la mia POTENZA dell’ASTI e ci aggiungerò LA SPEZIA che tanto a te piace».
Intanto un leggero BENEVENTO stormiva fuori fra le foglie della PARMA, quando udirono bussare alla porta: Era Emilia, la suocera di lui (brutta e viscida come un CROTONE, tale da sembrare tutto TRANI che una donna) che quando la vide disse: «Sai bene che io non ti REGGIO… EMILIA, soprattutto quando RIMINI la lingua e ci TRAPANI i timpani, perciò PISA bene le parole o ti mando via in malo modo, a costo di scacciarti a colpi di SASSARI.
Anche ALESSANDRIA, che mal sopportava quella PISTOIA di matrigna, le si avventò contro: «Capiti a sproposito, hai fatto abbassare le ali a L’AQUILA di LUCCA. Ora MODENA bene il tuo solito linguaggio da SIENA e stattene tranquilla qualche minuto, FERMO restando che non sei la benvenuta. La matrigna brontolò sonoramente e non FORLÌ subito una valida spiegazione per la sua visita., ma poi ci ripensò e replicò acidamente: «Ero venuta AOSTA per fare pace e farvi un dono, ma vedo che in voi IMPERIA sempre l’astiosità nei miei confronti! LECCO le mie ferite e vado a spendere in bagordi questo mucchietto di euro che avrei voluto lasciare a voi». Si allontanò sventolando in alto un grosso mazzo di banconote.

G. L.