Guido GiustettoNon sono nuovi a manifestare il dissenso e lo hanno già fatto nel recente passato. Intorno alla metà di marzo, la Federazione regionale degli Ordini dei Medici chirurghi odontoiatri del Piemonte aveva inviato una durissima lettera al presidente della Regione, Alberto Cirio, e ai vertici della sanità piemontese mettendo sotto accusa la gestione dell’emergenza coronavirus per quanto riguarda i medici di medicina generale. Nel centro del mirino era finito il direttore dell’unità di Crisi regionale, Mario Raviolo, del quale i medici chiedevano «l’immediata sostituzione». Raviolo qualche giorno dopo verrà sostituito da Vincenzo Coccolo.

Mercoledì è stato diffuso un nuovo, duro, intervento dei presidenti degli Ordini provinciali dei medici chirurghi e odontoiatri del Piemonte. Il testo è di tre cartelle in cui le criticità e le proposte si fondono in un intervento molto concreto. «L’elemento chiave di questa nostra riflessione – si legge a un certo punto – parte dal fatto che anche qui, come in altre Regioni, si sia assistito a un intervento rivolto a una gestione prevalentemente (se non esclusivamente) ospedaliera dell’epidemia, portando a un sovraccarico di lavoro e di impegno delle strutture e favorendo inoltre il contagio del personale, spesso non adeguatamente protetto. A fronte di ciò, vi è stata l’assenza di una indispensabile strategia complementare per la gestione dell’epidemia con e sul territorio. Altro aspetto da sottolineare, sempre a livello territoriale, è stata la mancanza fin da subito di una strategia preventiva ed operativa di valutazione delle situazioni più critiche, dove era facilmente pensabile che il contagio avvenisse e soprattutto dilagasse: non si sono messe in atto nelle strutture residenziali che ospitano persone fragili e in età avanzata misure rigorose di controllo e di gestione dei casi emergenti, con una non necessaria e prevedibile diffusione del contagio e un incremento, accanto ai ricoveri e alle morti inevitabili, di ricoveri e morti evitabili».

Quindi vengono snocciolate molte criticità (riassunte in una decina di punti), ma non mancano nemmeno le proposte e i suggerimenti, fra cui «definire chiari livelli di intervento coordinati e condivisi tra Territorio e Ospedale, prevedendo livelli progressivi di intervento: territoriale, residenziale/ospedaliero a bassa intensità, residenziale/ospedaliero a media intensità, ospedaliero ad alta intensità», e la sollecitazione affinché «tutta la popolazione si doti, quando esce da casa, di mascherine di protezione non sanitarie con l’obiettivo di proteggere gli altri proteggendo anche se stessi».

Nello stesso giorno, durante la conferenza stampa di Luigi Icardi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte, non è mancata una domanda sul documento dei medici. Prima Icardi risponde che non lo ha letto, poi aggiunge: «Erano stati invitati a partecipare all’Unità di crisi, ma non si sono fatti vivi e la sedia è ancora vuota». Affermazione decisamente forte. Ma è andata così? Guido Giustetto (nella foto), presidente dell’Ordine dei Medici di Torino, risponde con pacatezza: «Un rappresentante dei medici del Piemonte collabora con l’ufficio dell’Unità di crisi per la medicina territoriale. Il decreto di nomina non prevede un posto in Unità di crisi. Personalmente ho riunioni in teleconferenza o telefonica più volte al giorno con chi si occupa all’Unità di crisi del tema del territorio. Per questo la sedia continuerà a rimanere vuota».