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Ebron, di Giuseppe Pippo Guaragna

Ebron

Noi tornammo, quel giorno,

e tra le arroventate sabbie d’Ebron

scegliemmo il fango, modellammo torri,
creammo in un istante pietra e uomo,
poi angeli corrotti
ed ambiziosi demoni celesti.
Sacrificammo agnelli,
tori e colombe bianche ed innocenti,
leggemmo poi viscere sanguinanti.
Svegliammo morti incerti,
moltiplicammo, come fosse un gioco,
il pane, il pesce, l’odio e l’assassino,
cambiammo il vino in acqua, e fu un portento,
e sui muri del tempio
scrivemmo frasi licenziose e oscene.
E poi mercanteggiammo
perdono e Paradiso
per donne, fumo e profumati unguenti.
Ritrovammo la grotta, il freddo, il gelo,
e ci sembrò remota,
scalammo il monte dell’infame legno,
e sulle pietre calcinate e antiche,
un messaggio incidemmo,
“La senti Padre, Maria piange tuo figlio ”.

GPG